L’isola dei centenari, nel 2065 più over 85 e meno bambini

Entro 40 anni il sorpasso degli anziani sui giovanissimi. In calo anche il numero degli adolescenti: da 300 a 190mila

SASSARI. Sarà merito del cannonau, del pecorino, dei geni, dell’aria e dello stile di vita della Sardegna. Fatto sta che nel giro di quarant’anni l’isola potrebbe diventare una terra popolata da migliaia e migliaia di centenari. È vero che la Sardegna è uno dei luoghi dove si vive più a lungo – in Ogliastra, una delle cinque “Blue zone” del mondo, c’è il maggior numero di centenari al mondo – ma qui stiamo parlando di una rivoluzione antropologica. Secondo i calcoli di SSEO (Sardinian socio-economic observatory), un osservatorio che analizza le tendenze sociali sulla base dei dati, gli ultranovantenni potrebbero passare dagli 11mila attuali ai 90mila nel 2065. Un esercito che metterebbe in crisi il sistema di welfare, così come lo conosciamo oggi.

Se oggi la spesa per pensioni e assistenza incide sul 30% circa del Pil, cosa succederà tra 30 o 40 anni con la popolazione che invecchia sempre di più e, magari, invecchia in salute? L’altra faccia della medaglia è che si ridurrà sempre di più la fascia di popolazione che va dai 20 ai 34 anni: dai 300mila attuali si scenderà a 190mila. Per non parlare dei nuovi nati. Tra quarant’anni, all’incirca nel 2065, il numero dei bambini da 0 a 4 anni sarà per la prima volte inferiore alla popolazione degli over 85. Si vivrà più a lungo, quindi, ma la Sardegna sarà una regione con pochi giovani e pochissimi bambini. A confermare i calcoli degli analisti ci sono gli ultimi dati Istat sulla natalità in Sardegna: l’indice è il secondo più basso d’Italia (fa peggio solo la Liguria), appena 1,1 figlio per coppia.

Un quadro a tinte fosche che, come ricordano gli analisti di Sseo, «stravolgerà gli attuali fragili equilibri generazionali portando a una situazione insostenibile dal punto di vista sociale ed economico». Insomma, un disastro. Altro che isola felice, terra di centenari, come viene descritta oggi da studiosi e scienziati che arrivano da ogni angolo del pianeta per scoprire l’elisir di lunga vita, la formula magica che permette di tagliare il traguardo dei cento anni in salute.

Il futuro, per i centenari, potrebbe non essere così roseo: chi pagherà per le loro pensioni e le loro cure se ci saranno sempre meno giovani? E il futuro è più vicino di quanto si pensi. Secondo la ricerca di Sseo la forbice tra anziani e giovani potrebbe cominciare ad allargarsi già nel 2025: fra soli sette anni i cittadini con un’età superiore ai 70 anni rappresenteranno il 20% della popolazione, nel 2025 addirittura il 40%. Per comprendere la portata del fenomeno basti pensare alla piramide dell’età: la situazione demografica è in equilibrio quando la base, rappresentata dai bambini, è più ampia del vertice, rappresentata dagli anziani. Nel corso degli anni la piramide viene stravolta fino a capovolgersi definitivamente nel 2065, quando la popolazione anziana al di sopra degli 85 anni supererà quella dei bambini da 0 a 4 anni.

Forse ha ragione Piero

Angela, il famoso divulgatore scientifico, che non vede di buon occhio il progressivo aumento della longevità: «Vivere fino a 120 anni è un incubo, non un progresso». Non la pensa così Silvio Berlusconi, il leader di Forza Italia, che ha assicurato: «Vivrò fino a 120 anni». (g.z.)

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