L’Enel restituisce 2 dighe Le centrali alla Regione

Patto storico. Battaglia portata avanti dal Pds. Accordo su Tirso 1 e 2

CAGLIARI. Mai strafare. Quando si vince in tribunale, meglio non insistere fino all’appello e se c’è uno spiraglio extragiudiziale va preso al volo. Così, in parole spicce, è finito lo scontro epocale fra la Regione e l’Enel per la proprietà delle due dighe storiche e di con altrettanti impianti idroelettrici: Tirso 1 e Tirso 2 nella vallata di Busachi. Su cui dal primo gennaio di quest’anno, è issata la bandiera dei Quattro Mori e tutte le altre ammainate. Da ventiquattr’ore anche le centrali, a valle degli sbarramenti artificiali «Eleonora d’Arborea» e «Pranu Antoni» sono passate di fatto nel patrimonio dell’Enas. È l’ente regionale che produce – questa la definizione tecnica – l’acqua grezza poi venduta ad Abbanoa e al Consorzio di bonifica dell’Oristanese. Si potrebbe aggiungere un finalmente perché la battaglia legale andava avanti dalla fine degli anni novanta, per essere rilanciata nel 2014 dalla giunta Pigliaru con una delibera che imponeva proprio all’Enel «la restituzione immediata di tutto quello che era stato costruito intorno al Tirso». Una presa di posizione netta, quella del 2014, e anche molto politica, perché «in sostanza vogliamo ritornare a essere padroni in casa nostra». Tra l’altro confermata nel 2016 dal Tribunale regionale delle acque con due sentenze favorevoli alla Regione. Ma non accettate dall’Enel, ha ricorso al giudice di secondo grado, e quindi tutto sarebbe potuto ancora accadere. Meglio non rischiare, è stato il consiglio dell’Avvocatura dello Stato, e alla fine vincitori e vinti hanno chiuso la causa con l’accordo extragiudiziale.

L’indennizzo. Raggiungere l’intesa non è stato facile. Per giorni e giorni intorno a un tavolo si sono seduti esperti e avvocati di una parte e dell’altra. Dopo che le cifre sono state limate fino al centesimo, l’accordo è arrivato. Detto della proprietà, l’Enel pagherà alla Regione un indennizzo dal 2006 in poi di sette milioni e 200mila euro per «non aver potuto utilizzare gli impianti» e altri due milioni e 400mila al Consorzio di bonifica per lo stesso motivo. Allo stesso tempo sono stati azzerati anche debiti e crediti che le parti si rinfacciavano da anni. Ora è tutto a posto, la vicenda è chiusa con una pietra tombale.

Dare e avere. Perché dal 2006? Perché è di quell’anno la legge regionale in cui c’è scritto che «tutti gli impianti utilizzati per la produzione dell’acqua potabile e di quella irrigua devono passare alla Regione, comprese le concessioni». Per una decina d’anni, la legge è stata dimenticata, chissà poi perché, fino a quando non si è scatenato, nel 2014, l’allora assessore ai lavori pubblici Paolo Maninchedda. Che ha cominciato a contestare all’Enel di utilizzare quasi a costo zero le dighe costruite dalla Regione e per cui pagava un canone irrisorio, dai 2,5 ai 5 milioni l’anno, mentre di contro incassava anche dieci volte tanto con la vendita dell’energia elettrica prodotta dalle centrali di Busachi e dalle altre tredici dighe (su queste c’è però ancora un contenzioso aperto al Tribunale superiore delle acque) sparse in Sardegna. La replica dell’Enel non s’era fatta certo attendere: «Abbiamo una concessione che scade nel 2029 e fino a quella data nulla potrà essere toccato». Per poi ricordare anche: «Le centrali idroelettriche dell’Oristanese le abbiamo costruite con i nostri soldi, 23 milioni, e di sicuro almeno quelli dovranno esserci restituiti». Con queste premesse, finire ai materassi e in tribunale era ed è stato inevitabile.

Le sentenze. Però a vincere in sede giudiziaria è stata, nel 2016, la Regione. Per i giudici a essere determinante è stata questa prova, descritta così per essere chiara a tutti. Le dighe sono state costruite su terreni demaniali e quindi sono di proprietà pubblica. Poi visto che le centrali non possono essere scorporate, anche gli impianti di produzione dell’energia devono passare alla Regione. È proprio dopo queste sentenze che la Regione ha costruito la vittoria finale. Da quel momento in poi , al tavolo della trattativa s’è presentata con la forza dirompente del diritto.

Cosa accadrà. Da gennaio i due blocchi del Tirso sono a questo punto proprietà della Regione, che li ha trasferiti in gestione all’Enas. Il risparmio immediato sarà intorno ai 2,5-5 milioni sulla ventina che l’ente e il Consorzio di bonifica (che potrà finalmente uscire dal tunnel dei bilanci sempre in rosso) finora hanno pagato all’Enel per avere garantita l’energia elettrica necessaria alla produzione dell’acqua. Per i prossimi due anni sempre l’Enel continuerà a gestire gli impianti, ma questa volta per conto della Regione- Poi poi sarà l’Enas a decidere se bandire o meno una gara d’appalto internazionale e rintracciare sul mercato un nuovo partner.

Sempre più autonomi. Con le due dighe del Tirso, l’Enas che copriva già il 60 per
cento del fabbisogno di energia per produrre l’acqua grezza, sono 60,63 Gwh, potrà garantire altri 40,33 Ghw. Siccome la richiesta ogni anno è intorno ai 135 Ghw vuol dire che almeno in questo la Sardegna può vantarsi di aver quasi realizzato il suo grande sogno: l’autonomia perfetta.

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