Cicu, Fi: «Ecco la costituente dei sindaci»

L’eurodeputato in campo in vista delle Regionali: «Ripartiamo dal basso, dal contatto con la gente»

CAGLIARI. Europa, Italia, Sardegna: il primo passo del centrodestra in vista delle prossime regionali lo fa l'eurodeputato Salvatore Cicu, Ppe e Forza Italia. Ed è un messaggio un po' per tutti. Per i "nemici". Ma anche per gli "amici". La strada è quella che il centrosinistra a livello nazionale proverà forse a imboccare per uscire dalle macerie del voto: la chiamata in campo dei sindaci. Solo che Cicu la propone in chiave sarda. Battendo tutti sul tempo, formalizzandola e mettendoci in qualche modo il copyright. Si chiama "costituente dei sindaci sardi". E il set della "prima", a Cagliari, è stato in qualche modo emblematico. Alla sinistra e alla destra di Cicu, durante un incontro-convegno al T-hotel, si sono seduti proprio i primi cittadini: Marta Cabriolu (Villacidro), Gigi Concu (Selargius), Dionigi Deledda (Orgosolo), Carlo Duilio Viti (Sant'Antonio di Gallura), Emanuele Mutzu (Monti). Altri nomi: Ivan Piras (Dolianova), Roberto Ragnedda (Arzachena); Tommaso Locci (Monserrato), Antonello Demelas (Samugheo). Ma in sala c'erano anche tanti altri amministratori locali. Presenti tra gli altri i consiglieri regionali azzurri Stefano Tunis, Alessandra Zedda ed Edoardo Tocco. Perché i sindaci? Il ragionamento parte da lontano. La vittoria del Movimento cinque stelle, possibile nemico numero uno alle prossime regionali, non è la molla principale. Inseguimento? «Non parto da questa impostazione, non è mia chiave di lettura – dice Cicu – per me la svolta è passare dalla speranza alla concretezza». E concretezza per l’eurodeputato significa anche il lavoro dei sindaci. E il contatto con la gente. «La Sardegna è caratterizzata da un quadro di confusione, disorientamento, frammentazione. Il ragionamento è quello di ripartire subito da chi è tutti i giorni sul territorio e accanto alle proprie comunità. Ed è punto di riferimento per bisogni individuali e per la programmazione. Molti di quelli che partecipano a questa costituente non si conoscevano tra di loro. Era importante che si incontrassero». Ma scende in campo direttamente Cicu? «Non c'è bisogno di autocandidature o di vuote disponibilità – spiega – noi pensiamo sia opportuno partire subito per non perdere tempo e non farci trovare impreparati nel momento in cui si dovranno prendere le decisioni importanti per la Sardegna. Siamo abituati alle designazioni calate dall'alto. Questo è un altro sistema. Stiamo dando il nostro contributo cercando poi di far combaciare ciò che arriva dall'isola con le valutazioni, anche su questo progetto, che poi saranno fatte dai vertici e dai dirigenti del partito». Eventuali primarie? «Faccio parte di un partito – spiega – mi atterrò alle sue disposizioni. Personalmente non avrei alcuna difficoltà a partecipare». C'è già una bozza di "programma". Con i giovani protagonisti. «Abbiamo bisogno di manager e formazione di manager, chiamiamo cinquecento giovani
e gli diciamo: investiamo su di voi. Noi abbiamo un grande obiettivo: dai primi giorni del prossimo governo regionale apriamo una fase per aumentare, nel giro di due o tre anni, la nostra produzione. Per creare da noi quello che serve – conclude Cicu – e non continuare a importarlo».

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