l’intervista 

L’assessore Arru: niente panico il numero di episodi è nella norma

SASSARI. La psicosi non è giustificata ma l’indicazione da seguire è una sola: se si è entrati in contatto con persone colpite da meningite o si hanno sintomi sospetti, è necessario rivolgersi al...

SASSARI. La psicosi non è giustificata ma l’indicazione da seguire è una sola: se si è entrati in contatto con persone colpite da meningite o si hanno sintomi sospetti, è necessario rivolgersi al Servizio igiene della Assl e sottoporsi alla profilassi «che sarà differente sulla base della specifica situazione e del tipo di contatto avuto con la persona colpita». L’assessore regionale alla Sanità Luigi Arru – che per oggi ha convocato una conferenza stampa con i vertici di Ats-Assl – fa il punto sulla situazione meningite nel Cagliaritano, dopo i due nuovi ricoveri avvenuti sabato sera.

Assessore, quattro casi di meningite in pochi giorni. C’è da avere paura?

«La paura non è giustificata. Non siamo di fronte a una epidemia. La situazione è sotto controllo e viene monitorata con estrema attenzione».

Se non si tratta di epidemia, è corretto parlare di focolaio nel Cagliaritano?

«No, perché si tratta di casi sporadici. Se i numeri dovessero aumentare con il verificarsi di più casi all’interno di una comunità ristretta, penso per esempio una scuola, allora la valutazione muterebbe. Ma i numeri per fortuna sono nella norme rispetto alle attese».

Quale è il livello di guardia?

«Ogni anno sono attesi circa 7-8 casi di meningite di tipo B. Mettendo insieme quelli della fine del 2017 con quelli più recenti arriviamo a questo numero, esito dell’indagine epidemiologica che si fa quando si rilevano episodi di meningococco B. In contemporanea è stata istituita l’Unità di crisi e avviata l’azione di profilassi disponendo l’apertura straordinaria degli ambulatori della Assl».

La risposta è stata massiccia, i presìdi sono stati presi d’assalto da tantissimi giovani, più di 600. A che tipo di profilassi sono stati sottoposti?

«Dipende dal tipo di contatto che hanno avuto con le persone infette. Si ragiona con il sistema dei cerchi, dal più piccolo al più grande. Chi sulla base delle informazioni fornite viene inserito nel cerchio piccolo, è sottoposto a vaccinazione con somministrazione gratuita perché considerato soggetto a rischio. Per gli altri si dispone la terapia antibiotica».

Tra i ragazzi che si sono rivolti agli ambulatori, la maggior parte aveva partecipato alla serata nella discoteca di Cagliari dove si trovavano il ventenne morto qualche giorno fa e il coetaneo di Gesico tuttora ricoverato in gravi condizioni. Sono ipotizzabili collegamenti anche con i due casi più recenti?

«Per quanto riguarda il ragazzo di 21 anni ricoverato sabato sera e per il quale è arrivata ieri la conferma della sepsi meningococcica, non è stata confermata la presenza in discoteca quella sera ma non è esclusa. Non c’è invece alcun collegamento con il secondo caso, la donna di 40 anni per la quale si attende l’esito degli esami batteriologici».

Come avviene il contagio della malattia?

«È necessario avere un contatto ravvicinato e prolungato con il soggetto infetto. Il contagio avviene tramite secrezioni delle vie aree: è a rischio chi ha condiviso bicchieri e posate, non chi si è trovato nella stessa stanza. Se fosse così allora la meningite potrebbe provocare una strage. Per fortuna invece, pur essendo una malattia dalle conseguenze gravi, spesso letali, l’incidenza è e resta bassissima».

Quali sono i numeri?

«Parliamo di 0,3-0,4 casi ogni centomila persone. Ecco perché non ha senso parlare di epidemia. Ripeto: la situazione è sotto controllo».

Nonostante questo si moltiplicano gli appelli – da parte di cittadini ma anche di esponenti politici – a favore del vaccino gratuito per tutti contro la meningite di tipo B. C’è l’intenzione di accogliere la richiesta?

«È prematuro parlarne in questo momento, proprio perché il numero dei casi non giustifica un provvedimento simile».

Non ci sono resistenze legate ai costi alti che dovrebbe sostenere la Regione?

«La salute viene sempre al primo posto. Se dovessimo renderci conto che è necessario modificare le attuali regole nella somministrazione dei vaccini, non ci tireremo indietro. Ma in quel caso sarà necessario fare ulteriori valutazioni, per esempio individuare i vaccini più efficaci sulla base delle fasce di età. In ogni modo ribadisco che se dovesse essere necessario interverremo. Già in passato l’abbiamo fatto senza badare ai soldi spesi».

A che cosa si riferisce?

«Sto parlando dei 120 milioni di euro investiti dalla
Regione per acquistare i farmaci contro l’epatite C, malattia per la quale non esiste ancora un vaccino. Grazie a quei farmaci salvavita sono guariti 2mila pazienti. Ecco, penso che quei 120 milioni non potevano essere spesi in un modo migliore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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