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Meningite, due nuovi casi Unità di crisi alla Regione

Al reparto infettivi e in rianimazione un ventunenne e una donna di 40 anni

CAGLIARI. Vietato parlare di epidemia, ma otto casi di meningite da meningococco di tipo B, due mortali, in meno di tre mesi sembrano aver acceso la spia dell’allarme anche nelle strutture sanitarie regionali, che hanno costituito un’unità di crisi. Gli ultimi due ieri: uno studente di ventun anni, a quanto sembra di Monserrato, è ricoverato al reparto malattie infettive del Santissima Trinità, mentre una donna quarantenne cagliaritana è stata prima visitata allo stesso ospedale e subito trasferita alla rianimazione del Brotzu, in stato di isolamento dagli altri pazienti. Se il primo è un caso accertato («È grave e la prognosi è riservata - fanno sapere dall'Ats-Assl Cagliari - si tratta di una setticemia da meningococco») e il giovane è già sotto profilassi, per la donna manca ancora l’esito degli esami batteriologici, che darebbero la certezza sulla diagnosi. Al momento il suo va classificato fra i casi sospetti, ma le probabilità che si tratti di meningite sono alte. Fra le mille voci che circolano anche una inquietante: lo studente sarebbe stato respinto al pronto soccorso di un ospedale del Cagliaritano malgrado l’evidenza dei sintomi. A quel punto il padre avrebbe chiamato un’ambulanza privata chiedendo che venisse trasportato agli infettivi di Is Mirrionis, dove la diagnosi è arrivata quasi istantanea. Se la voce venisse confermata si tratterebbe di un episodio gravissimo.

Le sole buone notizie della giornata arrivano dal Policlinico di Monserrato, dove è ricoverato da venerdì il ventenne di Gesico: le sue condizioni restano gravi ma stabili, la terapia sembra dare gli esiti sperati, impossibile però fare previsioni sull’evoluzione della malattia. Massima l’attenzione sulla profilassi, indispensabile per circoscrivere l’infezione: da ieri anche i familiari e tutte le persone che sono state vicine ai due pazienti vengono trattate con antibiotici e tenute sotto stretto controllo medico. L’Asl non ha comunicato se il ragazzo ammalato abbia frequentato la discoteca Cocò di via Newton, chiusa a scopo precauzionale da quando il servizio di igiene pubblica sospetta che il focolaio dell’infezione da meningococco si trovi in quei locali. Se così fosse sarebbe un’altra buona notizia, perché verrebbe localizzata forse definitivamente la fonte del contagio. Altrimenti si dovrebbe pensare a una diffusione più larga del batterio, con maggiori difficoltà di prevenzione.

Fin qui il bollettino sanitario, che non genera allarme ma non induce neppure alla tranquillità. La situazione è almeno nuova: i casi di meningite registrati negli ultimi anni in Sardegna erano fino al 2017 al massimo cinque, ora siamo a otto in appena tre mesi. Difficile, se non impossibile, identificare l’origine di questa serie di casi. Fonti della sanità ribadiscono che niente riconduce alla presenza di migranti africani. Ieri mattina si è svolta negli uffici dell’assessorato regionale alla Sanità, in via Roma, una riunione dell’unità di crisi costituita in queste ore e presieduta dall’assessore Luigi Arru, cui hanno preso parte fra gli altri il direttore dell’area socio-sanitaria dell’Ass di Cagliari Luigi Minerba, il direttore del servizio di igiene e epidemiologia Giorgio Steri e la direttrice del dipartimento di igiene pubblica Silvana Tilocca. I vertici della sanità sarda hanno incontrato in videoconferenza i rappresentanti dell’istituto superiore della sanità, cui hanno illustrato, come prevedono le norme, la situazione di Cagliari. Il faccia a faccia a distanza era già programmato, non è la conseguenza degli ultimi due casi riscontrati ieri.