Arru: tutto sotto controllo peggiora il 19enne di Gesico

Il ragazzo ricoverato da giovedì a Monserrato trasferito d’urgenza a Sassari La Regione e l’Ats confermano: situazione preoccupante ma non c’è epidemia

CAGLIARI. Nessuna epidemia, ma il focolaio di meningite batterica c’è. L’allerta è alta, la psicosi anche, amplificata dal passaparola fra i ragazzi e soprattutto dalla Rete. Ad alimentare la preoccupazione è anche la notizia dell’aggravarsi delle condizioni del 19enne di Gesico ricoverato da gioedì al Policlinico di Monserrato a causa di una meningite di tipo B. I medici hanno deciso il trasferimento d'urgenza all’ospedale Santissima Annunziata di Sassari, dove si trova l'unico macchinario, in Sardegna, che consente l’ossigenazione extra corporea. Le capacità respiratorie del ragazzo si sono molto ridotte.

Il punto. «Nel suo complesso la situazione nel Cagliaritano è particolare – ha detto l’assessore regionale alla sanità Luigi Arru – ma non eccezionale. E in questo momento, «non è necessaria la vaccinazione universale (di tutta la popolazione) ma solo delle persone che sono state a contatto con i casi confermati». Se dovesse essere necessario, ma ora non lo è, «siamo pronti ad affrontare ogni possibile dimensione del fenomeno». I toni dell’assessore e del suo staff sono stati rassicuranti, ma c’è un ma. La comunicazione, una sorta di bollettino ufficiale, andava fatta prima e l’allarme fra la gente di sicuro sarebbe stato meno alto.

I casi. I ricoveri sono stati otto dal 25 dicembre in poi. Sempre per meningite di tipo B, anche se i ceppi sono diversi (dal 213 al 41/44 e all’11) ed anche per questo – hanno sottolineato gli esperti – «oggi è sbagliato solo supporre l’esistenza di un’epidemia». Il primo caso a dicembre, una studentessa cagliaritana poi guarita, Altri due a Nuoro, un pensionato e la badante, anche loro guariti. Poi due a gennaio di cui uno mortale: il ragazzo ogliastrino, che però frequentava spesso Cagliari, e un ventenne della Provincia di Cagliari, dimesso dopo la profilassi antibiotica. Nessun caso a febbraio, tre a marzo: il 19enne di Gesiso ancora ricoverato in gravi condizioni, lo studente universitario cagliaritano, morto una settimana fa, e infine il 21enne sotto osservazione da 48 ore a Is Mirrionis e le cui condizioni sono stazionare. Soprattutto deve dire grazie alla madre infermiera, che ancor prima di accompagnarlo al pronto soccorso, gli aveva fatto assumere una dose massiccia di antibiotici. Pareva ci fosse anche un nono caso, quella della donna di 38 anni, cagliaritana, ricoverata da venerdì, però è stato escluso dopo le analisi: non è meningite, ma sepsi, è stato scritto nel referto. La cronologia è stata ricostruita nel dettaglio da Federico Argiolas, direttore del servizio regionale di epidemiologia. «Però siamo comunque nella media degli ultimi anni» – ha aggiunto Paolo Castiglia, immunologo, primario dell’Azienda universitaria di Sassari e referente dell’Istituto superiore di sanità per le malattie infettive. Per poi aggiungere: «I numeri sono gli stessi di vent’anni fa quando non era ancora obbligatoria la vaccinazione contro il meningococco».

Corsa al vaccino. C’è stata in questi ultimi giorni, soprattutto dopo che è arrivata la confermata anche questa ufficiale «della presenza dei giovani colpiti dal batterio, fra cui uno dei casi mortali, in due discoteche cagliaritane», ha detto Carlo Steri, responsabile del servizio d’igiene pubblica dell’Asl cagliaritana. Una è l’Fbi, a Quartu, che dopo un controllo è stata chiusa per due settimane dall’autorità sanitaria, ora ha riaperto ed è di nuovo in regola, e il Cocò, a Cagliari. Che «invece abbiamo chiuso a tempo indeterminato per alcune irregolarità igienico-sanitarie e anche aver permesso l’ingresso nel locale di oltre mille persone, il doppio della capienza autorizzata», ha aggiunto Steri fino a contraddire i proprietari che invece su Facebook avevano postato: «La chiusura è stata una scelta volontaria». Ma comunque le discoteche non vanno messe sotto accusa, è stato un altro passaggio di Steri: «Sono solo alcuni dei luoghi affollati in cui è più facile la trasmissione del batterio e quindi dove il rischio può essere più elevato». Soprattutto se fra i ragazzi è alta, com’è probabile stando alle statistiche, la presenza dei portatori sani del batterio, cioè non manifestano i sintomi della malattia, ma pochissimi sanno di esserlo anche se basterebbe un tampone faringeo per togliersi ogni dubbio.

Cattivi abitudini. Detto che la sintomatologia della malattia va dalla febbre alta persistente al vomito, per poi sfociare «in una rigidità improvvisa del collo e degli arti» e quindi «in queste situazioni è indispensabile farsi visitare subito dal medico di famiglia», l’unità di cirisi ha puntato sulle prevenzione. «Ai ragazzi dai 15 ai 25 anni – ha detto Silvana Tilocca dell’Azienda sanitaria – dobbiamo far capire che gli errori da evitare sono questi: non lavarsi spesso le mani, bere dallo stesso bicchiere, stare troppo a contatto, a meno di un metro, dalle persone
perché la trasmissione del batterio, ma non per forza il contagio, potrebbe avvenire attraverso le goccioline emesse con gli starnuti e la tosse, o anche la saliva». Poi se c’è anche solo un dubbio la soluzione è questa: profilassi di antibiotici prima e il vaccino poi. (ua)

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