Detriti spaziali: nascerà in Sardegna il radar sentinella

Collaborazione tra l’Università di Cagliari e Nurjana Nuovi sistemi di monitoraggio per i rifiuti in orbita

CAGLIARI. Tutti con lo sguardo preoccupato verso il cielo: è imminente il rientro nell’atmosfera della stazione spaziale cinese Tiangong1, che potrebbe cadere proprio nel periodo pasquale in una zona che comprende anche il sud Italia.

Il pericolo concreto, dicono gli esperti, sembra limitato. Ma in futuro potrebbe essere la Sardegna a vestire i panni di supereroe e vigilare sulla “spazzatura dello spazio”, un problema che sembra destinato a divenire sempre più pressante a causa dell’aumento del lancio dei satelliti.

È infatti in corso un progetto di ricerca industriale finanziato da Sardegna Ricerche e condotto in collaborazione da un’impresa sarda, Nurjana Technologies, e dal Dipartimento di Ingegneria elettrica ed elettronica dell’Università di Cagliari (Diee): si chiama “Sviluppo di una piattaforma di multi sensor data fusion per monitoraggio e tracking (tracciato) di detriti spaziali. L’obiettivo è mettere a punto nuovi sensori e software di elaborazione capaci di acquisire i dati e le informazioni caratteristiche dei detriti in orbita terrestre, prevedendone i pericoli di collisione con le infrastrutture in orbita (satelliti, stazioni spaziali) o sulla Terra.

E i primi risultati del progetto hanno portato proprio all’osservazione e alla stima tramite un telescopio ottico dell'orbita di Tiangong1. L’immagine catturata dai ricercatori sardi è stata resa disponibile nei giorni scorsi.

Spiega Giorgio Montisci: «Il Gruppo di elettromagnetismo del Diee si occuperà dello sviluppo di sistemi radar per il monitoraggio dei detriti, i cui dati saranno correlati con i dati forniti dai telescopi ottici, al fine di ottenere una stima più precisa delle orbite». Già dal 2015 l'Europa ha iniziato a finanziare programmi di monitoraggio, cui partecipa anche l'Italia, col centro operativo di Pratica di Mare, il sistema radar bistatico Biralet (Poligono interforze di Salto di Quirra) e il radiotelescopio Srt costruito e gestito dall'Inaf e dall'Asi a San Basilio.

Ma non c’è bisogno che gli oggetti siano grandi come Tiangong: anche un frammento ridottissimo può rappresentare un grosso pericolo. I detriti spaziali muovendosi ad altissima velocità nell’orbita terrestre sono in grado di fare danni enormi in caso di impatto, così come sono potenziali killer in caso di caduta sul nostro pianeta. «Basti pensare che una collisione con un frammento di solo un centimetro ha l’effetto dell'esplosione di una granata, dato che viaggia alla velocità di 10 chilometri al secondo» spiega Pietro Andronico (Nurjana). In tutto sinora sono stati catalogati 13.000 oggetti più grandi di un centimetro. Ma anche scaglie di vernici, polveri, materiale espulso dai motori dei razzi, liquido refrigerante, a quelle velocità si possono trasformare in micidiali proiettili.

Tra i risultati attesi del progetto, oltre all’avanzamento delle conoscenze tecnico-scientifiche, vi sono le ricadute economiche legate alle sue applicazioni tecnico-scientifiche, commerciali e di protezione civile. Esiste infatti un mercato,
di nicchia ma in forte crescita, costituito dalle agenzie spaziali di tutto il mondo, da enti di ricerca e università, osservatori scientifici, dalle società di telecomunicazione, dalle autorità pubbliche responsabili della protezione civile.

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