Killer per gli insulti del pappagallo

Va a giudizio un operaio di Capoterra ma la difesa chiede la perizia psichiatrica

CAGLIARI. Undici coltellate alla vicina di casa perché il suo pappagallo lo insultava: imputato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, lesioni personali e porto illegale di coltello, Ignazio Frailis (47 anni) di Capoterra dovrà presentarsi il 21 maggio davanti ai giudici della Corte d’Assise col rischio di finire all’ergastolo. Ad accogliere la richiesta del pm Paolo De Angelis di rinviare a giudizio l’indagato è stato il gup Giuseppe Pintori dopo che gli avvocati Fabio Pili e Gigi Porcella hanno giocato la carta della perizia psichiatrica: il giudice ha respinto l’istanza perchè incompatibile con la fase del processo, così come ha respinto la richiesta dei difensori di trasferire il detenuto a un centro di assistenza perché il perito incaricato di accertare il suo stato di salute, Giampaolo Pintor, ha ritenuto il centro medico del penitenziario di Uta sufficiente a garantire l’assistenza necessaria. Ad aprire uno spiraglio difensivo utile ai difensori di Frailis è stato però proprio Pintor: d’accordo col perito di parte Giuseppe Serri lo psichiatra forense ha parlato nella sua relazione di una potenziale patologia psichiatrica che dovrebbe essere approfondita. Facile immaginare che già alla prima udienza del giudizio ordinario i difensori chiedano alla Corte di verificare le condizioni di salute dell’imputato. Richiesta che, se accolta ieri dal gup, avrebbe condotto al giudizio abbreviato. Così invece il procedimento seguirà le vie ordinarie e il punto interrogativo sulla capacità di Frailis di intendere e di volere rimane intatto.

La storia del delitto, avvenuto a Capoterra il 2 maggio dell’anno scorso. Persona dal carattere tranquillo, mai un problema con la giustizia, amante degli animali - aveva due cani e dieci gatti - Frailis soffriva da tempo per i rapporti tesi con la vicina di casa Maria Bonaria Contu (60 anni). Liti legate alla presenza degli animali domestici, nervi a fior di pelle soprattutto per quel pappagallo che ad ogni passaggio davanti alla finestra gli rivolgeva pesanti insulti. Finché, secondo la ricostruzione accusatoria, accadde ciò che nessuno avrebbe potuto prevedere: Frailis e la Contu s’incontrano al parco di Santa Lucia attorno alle 15, lui si avvicina e d’un tratto sfodera un coltello a serramanico lungo otto centimetri. Con quello colpisce la donna undici volte al torace mentre un’altra donna, Anna Marongiu, cerca di fermarlo e finisce anche lei ferita leggermente alle braccia. La vicina di casa muore all’istante, per i carabinieri di Capoterra non è difficile arrestare Frailis, sconvolto per quanto aveva fatto.

Due versioni su un aspetto del fatto: per il pm l’imputato quel pomeriggio dell’anno scorso era lucido e si trovava nel parco proprio per attendere Maria Bonaria Contu. In altre parole avrebbe pianificato il delitto, portando con sè il coltello. La difesa sostiene invece che l’incontro fu casuale e che l’impulso di aggredire la donna sia legato alle condizioni di salute mentale di Frailis. Quindi non un omicidio premeditato, ma un’azione istintiva, conseguenza di un malessere divenuto ossessione a causa di quel pappagallo, addestrato dalla famiglia della Contu a provocarlo.

Gli avvocati Pili e Porcella insistono sulla distanza siderale che passa tra la vita e
le abitudini di Ignazio Frailis, con il suo smisurato amore per gli animali e quel gesto fuori controllo, forse il solo che gli sia mai sfuggito. Un gesto talmente sproporzionato rispetto al suo carattere da apparire chiaramente come effetto di uno stato patologico. (m.l)



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