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Dal Sinis al cuore di Londra: insegno a fare il tè agli inglesi

Un sardo è il Tea master dell’hotel Ritz: tra i suoi clienti anche la regina Elisabetta. Partito 20 anni fa da Cabras, nell’albergo dei vip ha iniziato come aiuto cameriere

SASSARI. Chissà cosa penserebbero i sardi se il più abile produttore di bottarga, o di formaggio ovino, si chiamasse John Smith e fosse un suddito di Sua Maestà. Difficile dirlo, ma una cosa è certa, a parti invertite non c’è stato alcuno scalpore. Gli inglesi non hanno mai avuto qualcosa da dire quando Giandomenico Scanu, 41enne di Cabras, ha servito il tè miscelato con le sue mani nella sala più chic di tutta Londra, quella del Ritz al civico 150 di Piccadilly, a due passi da Buckingham Palace e dal vecchio cuore della capitale inglese. Il ragazzo partito dal Sinis 20 anni fa è il Tea Master del prestigiosissimo albergo, cura la sistemazione di una sala che sembra uscita da un romanzo di Oscar Wilde e gestisce uno staff di 24 persone che dipendono dal primo “maestro del tè” nato e cresciuto in un angolo della Sardegna, bellissimo ma tendenzialmente sconosciuto a chi vive l’infuso delle foglie della camelia sinensis - è questo il nome scientifico della pianta del tè – come una qualcosa di molto più complesso di un semplice momento di relax. Al punto che anche la regina Elisabetta II, quando si è trattato di festeggiare il cinquantesimo anniversario del suo regno, ha scelto il Ritz e il tè selezionato da Giandomenico Scanu che ha vissuto l’emozione di deliziare il palato di una delle donne più potenti e influenti del suo tempo.



La scalata professionale. Quando Giandomenico ha lasciato Cabras, e lo storico bar nel centro del paese che gestiva insieme alla famiglia, in Italia c’era ancora la Lira e probabilmente non avrebbe mai immaginato di raggiungere i risultati che hanno permesso quella che a tutti gli effetti è una scalata alla vetta di una professione che nel Regno unito sconfina nel sacro: «L’avventura è iniziata per caso – racconta Giandomenico – ero a Londra e un amico mi ha chiesto se fossi interessato a un lavoro al Ritz. Ovviamente lo ero. Ho iniziato come aiuto cameriere nella sala del tè, la Palm Court, e il mio era il ruolo meno qualificato di tutto l’albergo». Da quel momento sono passati sedici anni in cui è cambiata la vita del ragazzo di Cabras: «Nel 2008 ho iniziato a frequentare un corso di formazione per sommelier del tè, e mi sono letteralmente innamorato di questa bevanda». E l’amore, si sa, deve essere coltivato giorno dopo giorno per evitare che sfiorisca. Giandomenico lo ha fatto e non si è fermato al titolo di sommelier. Il tè era entrato nella sua vita e lui voleva ricambiare: «Nel 2014 ho iniziato il corso di due anni per diventare Tea Master. Si tratta di un viaggio nell’universo del tè in cui si affrontano tutti gli argomenti necessari a completare la conoscenza di un prodotto che ha un numero infinito di sfaccettature che, ovviamente, devono essere padroneggiate da un buon maestro». E con il raggiungimento della qualifica, sono iniziate anche le esperienze sul campo.



I viaggi nell’impero del tè. Giandomenico seleziona e realizza personalmente le miscele di tè che vengono servite al Ritz. Un compito delicato che svolge in giro per il mondo, soprattutto nel Sud Est asiatico e in Giappone: «Una cosa che non dimenticherò mai è l’emozione che ho provato quando in Sri Lanka ho visto per la prima volta una piantagione di tè – aggiunge Giandomenico –, perché una parte del mio lavoro è proprio questa: raggiungere i coltivatori per selezionare il prodotto e per questo motivo sono spesso anche in Vietnam e in Giappone». E nel paese del Sol Levante il maestro del tè cabrarese ha scoperto i segreti del Cha no yu, la cerimonia del tè che è soprattutto un rito sociale e spirituale ma anche una delle arti tradizionali zen più conosciute della filosofia di vita nipponica.

Al lavoro. Gestire la Palm Court del Ritz di Londra significa mettere in fila ogni giorno 450 coperti apparecchiati in una sala ornata da specchi appesi sulle pareti, tralicci dorati e una fontana da cui spicca un ninfa, anche lei completamente dorata. La luce filtra dalle vetrate sul soffitto e illumina una sala inaugurata più di un secolo fa che ha ospitato alcuni tra i personaggi storici più conosciuti al mondo. E, un secolo dopo, è ancora l’ombelico del mondo del jet set londinese e mondiale, ma anche di chi si può permettere di sborsare 57 sterline per una consumazione semplice. Le occasioni, ovviamente, non mancano: «Diciamo che gli inglesi intendono il tè come noi vediamo una cena in ristorante – spiega Giandomenico Scanu – e vengono da noi per festeggiare compleanni, soprattutto quelli degli anziani, ma anche lauree e nomine prestigiose come l’Mbe, ovvero i membri dell’ordine dell’impero britannico che equivalgono ai nostri cavalieri del lavoro». Tra i tavolini del Palm Court capita di imbattersi in personaggi che definire Vip sarebbe riduttivo. La Regina ci ha festeggiato l’anniversario più importante e anche il resto della famiglia reale frequenta la sala da tè per consumare le miscele prodotte dal maestro di Cabras: «L’altro giorno c’era Momo Salah, calciatore egiziano del Liverpool che sta facendo innamorare i suoi tifosi a suon di gol, ma mi è capitato di incontrare Eto’o e anche Totti, gli ho dato una mano perché non sa una parola d’inglese – racconta ancora Giandomenico Scanu –. Poi ricordo Al Pacino e un episodio con Francesco Rutelli, che purtroppo non ho potuto far accomodare perché non rispettava il dress code». Per entrare al Ritz l’eleganza è una condizione fondamentale, su cui gli inglesi non transigono. E nemmeno i sardi, soprattutto quelli che sono diventati Tea Master.
 

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