Un magnete per rallentare i contatori: tra i 21 indagati due ex dipendenti Enel

Gli imputati devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata al furto

CAGLIARI. Un piccolo magnete, un aggeggio creato e venduto in tutta Italia da due ex dipendenti di Enel Distribuzione, e il contatore dell’energia elettrica girava lento, lentissimo, garantendo all’utente un risparmio del 70-80 per cento sulla bolletta e un danno agli operatori che solo in Sardegna sfiora i 700 mila euro. Scoperta dai carabinieri della compagnia di Villacidro con un’inchiesta chiamata ovviamente “Alta tensione”, la vicenda è diventata un processo per associazione a delinquere che coinvolge 21 persone tra clienti privati, commercianti e tecnici di cui cinque erano stati arrestati il 19 febbraio del 2016 e sulle cui posizioni il prossimo 20 aprile dovrà decidere il gup Giuseppe Pintori. Il pm Sandro Pili ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti: alcuni hanno scelto di patteggiare, altri andranno all’abbreviato e altri ancora si faranno processare dal tribunale. Quella trattata ieri mattina è la tranche sarda dell’inchiesta, che nella penisola coinvolge centinaia di persone e secondo i calcoli degli investigatori è costata un milione e 300 mila euro ai fornitori nazionali di energia.

La scoperta del furto organizzato è avvenuta quasi per caso: i carabinieri indagavano un giovane di nome Gianluca Corda, sospettato di far parte di un giro di droga. Un pedinamento dopo l’altro è saltata fuori una verità alternativa: il business dell’indagato non erano gli stupefacenti ma i contatori. Con l’aiuto di altre persone, l’intraprendente giovanotto li ricondizionava piazzandoci un piccolo magnete. L’effetto era garantito: meno giri e meno kilowatt addebitati in bolletta, con piena soddisfazione dei clienti, che in caso di segnalazione di altri utenti interessati a risparmiare acquisivano il diritto a uno sconto. Soprattutto guadagni ragguardevoli per Corda e i suoi collaboratori Marco Mossa e Michele Franco. La cosa, stando alle indagini, andava avanti da mesi grazie a un fitto passaparola.

A fornire i magneti erano due conoscenti di Franco, gli ex dipendenti di Enel Distribuzione Marco Serangeli e Nereo Magni, licenziati dall’azienda elettrica per motivi disciplinari. I tecnici venivano in Sardegna due volte alla settimana e contribuivano alle manomissioni, ma solo per i contatori da oltre 10 chilowatt, quelli dei supermercati e dei grandi negozi. Nei ritagli di tempo si dedicavano alla formazione dei complici, cui insegnavano come truccare i contatori. Secondo i carabinieri il “lavoro” sugli apparecchi d misurazione rendeva molto bene: anche tremila euro al giorno per quattro o cinque installazioni del magnete. L’utente pagava tra i 600 e i 1500 euro a seconda del contatore, mentre per le utenze più potenti si faceva una media della bolletta annuale e su quella si versava una ricca percentuale.

Sono imputati - a vario titolo e con diversi livelli di responsabilità - di associazione a delinquere finalizzata al furto aggravato di energia elettrica e danneggiamento Gianluca Corda (42 anni) e Giovanni Battista Atzori (51) di Guasila, Michele Franco (54) di Trapani, Marco Mossa (61) di Quartu, Marco Serangeli (50) e Gianfranco Talone (54) di Velletri, Nereo Magni (55) di Latina, Massimo Spinazzè (58) di Pontinia,Leonardo Chironi (53) di Orani, Giovanni Borrelli (51) di Portici, Mauro Floris (48) di Desulo, Giuseppe Cassola (58) di Cassola, Ignazio Saba (66) di Carbonia, Efisio Farigu (46) di Capoterra, Mario Gessa (57) di Sinnai e i cagliaritani Fausto Cabras (54), Massimo Gaggini (46), Fabio D’Escamard (37), Antonio Pes (55) e Massimo Cogoni (52).

Bruna Pintus (56) comandante della polizia urbana
di Gonnosfanadiga, deve rispondere anche di peculato.

I difensori sono Mario Maffei, Riccardo Floris, Antonio Serra, Caterina Usala, Ivo Loi, Carmelino Fenudi, Giuseppe Pes, Pasqualino Moi, Toto Casula, Rita Dedola, Antonella Saba, Roberto Delogu, Carlo Arba e Sandro Dedoni.

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