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Per la fragola un’annata super l’isola punta sulla freschezza

I problemi della produzione spagnola danno una mano al mercato regionale Gli ettari coltivati non sono numerosi, ma la deperibilità gioca a favore dei sardi

SASSARI. “Campi di fragole all’infinito” cantavano i quattro di Liverpool e sicuramente non parlavano delle fragole sarde (per la verità nemmeno delle fragole...): nell’isola non ci sono ettari coltivati a perdita d’occhio, sono al massimo 35, numero lontanissimo da quello di altre regioni. Ma la più sexy delle produzioni agricole, dal punto di vista botanico un “falso frutto”, sta attraversando un’annata super. Spiega Pietro Giordano, esperto dell’Agenzia Laore: «Quella della fragola è una coltivazione interessante per margini di reddittività, ma se ci sono le condizioni buone. Quest’anno i problemi climatici che hanno afflitto la Spagna hanno favorito il mercato isolano che in aprile ha sempre sofferto l’invasione dalla penisola iberica, così riusciamo a spuntare prezzi interessanti».

Il settore ha avuto il suo periodo migliore tra gli anni 90 e l’inizio del millennio, arrivando a toccare una superficie coltivata di 45 ettari, poi è andato incontro a un periodo di razionalizzazione che ha comportato una progressiva contrazione delle superfici, sino a 25 ettari, ora risaliti a 30-35 (di cui 25 solo nell’Oristanese), suddivisi tra aziende specializzate operanti ancora negli areali tradizionali e piccole realtà produttive che destinano le superfici alla commercializzazione locale o all’autorivendita aziendale. La zona di elezione della fragola in Sardegna è quella tra Arborea, Terralba e San Nicolò D’Arcidano, Riola: nel Campidano la fragola arrivò negli anni Trenta, per poi estendersi anche ad Alghero, Ittiri, Capoterra, Olbia, Orosei, Valledoria, ma con numeri nettamente inferiori). Dal 2015 ai due produttori principali, Cooperativa Arborea e Sa Marigosa, si è aggiunta anche L’Orto di Eleonora.

Ci sono prospettive ulteriori di sviluppo? «La superficie resta sostanzialmente costante – spiega Giordano – , anche perché soffriamo la competizione di Spagna, molto forte, e a livello nazionale di Basilicata e Campania (dove c’è il 45% della produzione italiana, 900 ettari ciascuna, ndr). Il nostro è un mercato interno e più di tanto non si espande». In compenso chi compra le fragole sarde sa cosa mangia e su questo fa leva il mercato isolano: «La qualità è ottima, anche perché la fragola è caratterizzata da una deperibilità piuttosto elevata e il fatto che nel giro di 24 ore il prodotto possa arrivare dal campo, dove di fatto avviene il packaging, al banco vendita, è sinonimo di freschezza che l’import non può garantire» dice Giordano. La varietà più coltivata nell’isola è Nabila, molto produttiva ma non al top da punto di vista qualitativo, che però si avvia a chiudere il suo ciclo per fare spazio ad altre molto interessanti: «Flavia e Flaminia soprattutto promettono molto bene – dice l’esperto di Laore – , poi ci sono Marisol e Sabrina (quest’ultima poco produttiva, ma eccezionale al gusto). Laore ne ha una ventina in prova, ne verifica le caratteristiche e i produttori fanno riferimento a questi studi per le loro scelte».

Coltivate in tunnel-serra di varie dimensioni, sono piantate a ottobre e da dicembre inizia la raccolta, che va avanti sino a maggio, quando il mercato si orienta verso la ciliegia. La fragola ricorda al consumatore l’arrivo dell’estate. Secondo Giordano però la produzione potrebbe andare avanti per accontentare la clientela rappresentata dai turisti. «Lo si potrebbe fare, però, puntando su varietà differenti e non certo nel Campidano, ma in zone di montagna». Non saranno mai campi di fragole all’infinito, ma l’idea potrebbe aprire prospettive interessanti.

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