Nughedu, investito e abbandonato: indagato un forestale

Era in auto con Pedranghelu finito in condizioni grave in ospedale: è accusato di lesioni aggravate

NUGHEDU SAN NICOLÒ. È stato convocato alle cinque del pomeriggio nella caserma di Nughedu San Nicolò. E davanti ai carabinieri Francesco Puddinu, operaio forestale di 47 anni, si è presentato puntuale insieme al suo avvocato Angelo Merlini.

È ufficialmente indagato per lesioni aggravate l’uomo che la sera del 20 marzo era in compagnia di Giovanni Antonio Pedranghelu, il 36enne di Nughedu che dopo essersi svegliato dal coma aveva raccontato agli inquirenti di esser stato travolto da un’auto mentre apriva un cancello di campagna. Da quel momento in poi la sua memoria ha conservato solo piccoli ritagli, flash che ha riferito ai carabinieri dal suo letto dell’ospedale di Ozieri dove è rimasto ricoverato fino a domenica mattina con 23 fratture, un polmone perforato e lesioni su tutto il corpo. Dopo esser stato investito, infatti, il 36enne sarebbe stato anche trascinato e gettato in un dirupo da un muretto alto all’incirca tre metri. Qui lo ha trovato un altro compaesano che ha chiamato subito i soccorsi e gli ha salvato la vita.

Le indagini si erano concentrate fin dal primo momento su Puddinu. Perché era l’ultima persona con la quale Pedranghelu era stato visto quel sabato sera. Erano usciti dal bar di Nughedu e Giovanni Antonio era salito sulla sua macchina. Le telecamere della piazza avevano registrato tutta la scena ma il conducente aveva detto ai militari di essere andato a letto presto negando, di fatto, la versione fornita da Pedranghelu.

«Il mio assistito non sta negando nulla – ha replicato l’avvocato Angelo Merlini – e spiegherà tutto prestissimo al pubblico ministero. Abbiamo già depositato una richiesta scritta perché Puddinu vuole essere sentito immediatamente dalla Procura per chiarire che cosa è successo realmente. Le notizie che fino a oggi sono state diffuse non corrispondono all’esatta dinamica dell’accaduto». Nessuna anticipazione, però, su quale sia la versione di Francesco Puddinu. Il legale probabilmente ha ritenuto che non fosse opportuno rivelarla prima che il suo assistito venisse interrogato dal pm.

Dall’altra parte, l’avvocato Antonio Secci (che tutela la famiglia Pedranghelu) continua a sostenere che qualcuno abbia volontariamente ridotto il suo assistito in quello stato. E, anche se non ha puntato direttamente il dito contro l’operaio, fin da subito è apparso chiaro che il sospetto suo e dei carabinieri fosse indirizzato verso di lui. Oltretutto vicino al punto in cui è stato trovato Giovanni Antonio in fin di vita, i militari hanno recuperato una scarpa di Puddinu. Oltre a brandelli di indumenti che poi si è scoperto appartenevano a Pedranghelu.
E che, secondo la ricostruzione ritenuta più plausibile, si sarebbero strappati in seguito al trascinamento del corpo.

Intanto la consulenza medico legale (chiesta dall’avvocato Secci) che dovrà definire la tipologia delle lesioni riportate dal 36enne è stata rinviata a oggi.

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