Dal giudice a 17 anni con genitori e legale per cambiare sesso

La scelta di una ragazza nata maschio dopo la lettera ai suoi. Ha cominciato la terapia ormonale in vista dell’intervento 

OLBIA. Ha scritto una lettera e l’ha lasciata lì sul letto dei genitori ed è andata a scuola. A loro raccontava del suo tormento. Di quel corpo da maschio che teneva imprigionata la sua femminilità. «La verità sbattuta in faccia non è facile. Tra i due l’ha presa meglio mio padre. Per mia mamma è stata più dura. Io volevo uscire vestita e truccata da donna e lei non voleva. Aveva bisogno di tempo... è comprensibile. Ora sono il mio più grande sostegno». Nata maschio, Alessia, 17 anni, di Porto Cervo – la chiamiamo con un nome di fantasia perché è minorenne – da sei mesi ha cominciato la terapia ormonale in vista dell’intervento chirurgico già programmato in Thailandia che rappresenterà la sua rinascita. In un corpo di donna.

Per lei, ieri, è stata una giornata importante, un passo decisivo del suo essere trans verso la sua vera identità. Accompagnati dall’avvocato Cathy La Torre, da anni impegnata nelle cause per i diritti dei trans e nelle battaglie di genere, Alessia e i genitori sono comparsi davanti al giudice del tribunale di Tempio Carlo Barile per il cambio dei documenti al femminile. Il giudice si è riservato. «Non solo è andato tutto benissimo, ma la Sardegna si dimostra pioniera nei diritti – ha commentato l’avvocato La Torre all’uscita dall’udienza – In Italia altre due volte si è verificato un caso analogo e, per fortuna, entrambi sono andati bene. Ora aspettiamo». Al giudice, i genitori hanno raccontato la sofferenza patita dalla loro figlia. «Cambiare sesso non è una scelta, questo vorrei davvero che fosse chiaro – dice Alessia – Perché se avessi potuto scegliere, non l’avrei fatto per tutta la sofferenza vissuta. Ma è un percorso che non posso evitare se voglio essere felice». Ricorda quel malessere che s’impossessava di lei senza capirne la ragione quando aveva 7, 8 anni. E quella tristezza profonda sfociata in depressione quando con l’inizio della pubertà e l’esplosione degli ormoni, la sua identità fisica e psicologica si allontanavano sempre di più: «Giorno dopo giorno, il corpo diventava maschile, ma io rimanevo femmina».

Poi, un giorno, quando aveva 14 anni, la decisione di dire tutta la verità ai genitori scrivendola in una lettera.

«Non è stato facile, ma poi hanno capito, anche con l’aiuto della psicologa. Da settembre 2016 ho cominciato a vivere al femminile. Ora attendo con fiducia la decisione del giudice. L’intervento chirurgico è già fissato, ma per scaramanzia – dice sorridendo – non dirò quand’è».
 

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