Sbarca nell’isola il bambù gigante, già partite le prime coltivazioni

I primi ettari a Nule e Mamoiada: il cosiddetto ore verde può essere usato nell’alimentazione con i suoi germogli, ma anche in edilizia, nell’arredamento e nella moda per produrre un gran numero di oggetti

SASSARI. Può essere usato nell’alimentazione con i suoi germogli, ma anche in edilizia (ad esempio per i parquet) e nell’arredamento e nella moda per produrre un gran numero di oggetti: per questo è soprannominato “oro verde”. Si parla sempre più spesso delle doti del bambù gigante, una pianta di origine orientale dai mille utilizzi e che già da qualche anno sta riscontrando un notevole interesse anche in Italia: nel nord sono stati piantati qualche migliaio di ettari. La Sardegna è ai primordi: a parte alcune coltivazioni sperimentali avviate nel 2016, a novembre sono decollati i primi ettari a Nule e Mamoiada e altri ancora stanno per partire a Fordongianus, Castiadas e Tortolì.

Ma ora i principali promotori di questa attività a livello nazionale, il Consorzio bambù Italia e Only Moso, hanno deciso di spingere affinché l’isola si converta a questa coltura inusuale per queste latitudini ma che secondo molti può diventare altamente redditizia, garantendo l'intero processo di filiera ai clienti che decidono di aderire. Dal 16 al 19 aprile si terranno 3 eventi in cui si parlerà del bambù gigante, dei suoi impieghi e degli innovativi progetti che gli girano intorno. Il primo sarà lunedì 16 aprile alle 15.30 a Nuoro, in via Ballero 70; martedì 17 sarà la volta di Sassari (stessa ora), nelal sede di Coldiretti in via Budapest 10/a; giovedì 19 incontro a Cagliari nella sede di Coldiretti in via Sassari 3. Agli incontri saranno presenti Fulvia Simbula, consulente del Consorzio Bambù Italia; Pasquale Castellaneta, area manager di Only Moso e socio fondatore di Forever Bambù; Gianni Solinas (responsabile Sardegna Only Moso). Si discute sui costi e l’effettiva convenienza per chi intraprende questo business, gli incontri saranno l’occasione per chiarirsi le idee..

«Ci rivolgiamo – dicono gli organizzatori – a proprietari terrieri, imprenditori ed investitori interessati a far parte di questo nuovo segmento della green economy, di un nuovo ed esclusivo made in Italy». «I primi raccolti arrivano dopo tre anni in cui la pianta non produce – spiega Fulvia Simbula –, al quarto in primavera si possono cogliere i primi germogli, mentre in autunno si può prelevare per la prima volta il legno della canna». Il clima non è un problema, esistono 1.2000 tipi di bambù e quello selezionato è il più adatto per il territorio italiano, con l’isola che ha delle caratteristiche particolarmente adatte. I germogli hanno un’infinità di possibili applicazioni: sono senza glutine, hanno poche calorie, sono ricchi di fibre e vitamina C».

«Si tratta di una coltivazione innovativa, se pensiamo che la piantagione dura 100 anni – dice Pasquale Castellaneta –. Va solo garantito un apporto idrico importante per i primi 3-4 anni, poi il bambuseto (la coltivazione di bambù, ndc) diventa un bosco e sopravvive più facilmente. Da considerare che per farlo sviluppare non c’è bisogno di apporto chimico. E, particolare molto interessante,
la piantagione assorbe 5 volte più anidride carbonica rispetto alle foreste classiche». Problemi per la siccità? «Ci sono dappertutto, chiaro che consigliamo l’avvio dell’attività solo in zone nelle quali c’è un adeguato apporto idrico».

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