Bianco: è una Tac dell’atmosfera

Il direttore dell’Arpas: ci indica la velocità e l’intensità delle precipitazioni

BONO. «Già 20 anni fa ho vissuto un’esperienza simile, molto difficile ma esaltante e comunque molto diversa da quella di oggi». Giuseppe Bianco, direttore del dipartimento meteo dell’Arpas, i cui tecnici gestiscono i macchinari sull’altura del Goceano – racconta di quando l’allora Sar avviò il primo radar, il Monte Rasu 1: «La Sardegna era già al passo con i tempi. Progettata nel ’96 e inaugurata nel ’98, quella macchina era prototipale, fu presto evidente che andava cambiata. Il sistema di protezione civile già dagli anni 2000 puntava su macchine in grado di dialogare tra loro». Il “Monte Rasu 2”, come viene chiamato «è come una Tac dell’atmosfera - lo descrive Bianco, tra i primi sei esperti nominati nel comitato nazionale di indirizzo per la meteorologia e la climatologia – . Tarato per leggere la presenza di gocce d’acqua, è in grado di focalizzare l’attenzione su quelle che possono precipitare. Ci dice a che distanza è la massa temporalesca, ma anche a che velocità e in che direzione si muove, con un range di 500 km. Non sostituisce le rilevazioni classiche, come i pluviometri che leggono le precipitazioni effettive, ma le supporta. E può dirci anche quanto si sviluppa il fenomeno in altezza, stimando anche la quantità delle precipitazioni in arrivo. La gestione del radar sarà affidata ai tecnici in organico dell’Arpas che vantano, come pochi altri nel panorama italiano, un’esperienza quasi ventennale nell’utilizzo di strumenti particolarmente sofisticati».

«È preparato per funzionare anche in situazioni estreme di temperatura – assicura Lorenzo D’Ambra del Gruppo Leonard, che controlla la tedesca Seles Es costruttrice del radar –. Leonardo opera in tutto il mondo, ha fornito prodotti anche alla Nasa e ha di recente ottenuto l’incarico di rifare completamente la rete meteo in Australia».

Giacomo Cavalli, di Arpas, illustra le caratteristiche della sala controllo posizionata nei locali sotto la grande struttura: «Il radar è autonomo grazie a un gruppo elettrogeno assolutamente necessario in un’area sottoposta a frequenti fulminazioni
durante i temporali e nel periodo invernale a volte raggiungibile con una certa difficoltà. È gestito in remoto col telecontrollo dalla centrale Arpas di Sassari, ma per qualunque evenienza può essere raggiunto in breve tempo». (a.palm.)

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