La “dorsale del metano”: Piras contro il fronte del no

La Regione accelera, qualche dubbio da Forza Italia, favorevole il Pd Sardisti, 5 Stelle e Legambiente contrari al progetto. Il Mise mette punti fermi

CAGLIARI. Metanizzazione, sulla dorsale è scontro politico. Da una parte i fautori anche di questo progetto, che legherebbe la rete in un unico sistema, dall’altra coloro che pur disposti a credere nella metanizzazione giudicano inutile la dorsale, pericolosa, e foriera solo di intralci burocratici. Le due parti si sono confrontate nel dibattito finale del convegno sul Gnl e l’isola che si è concluso ieri a Cagliari. Massima cortesia, apprezzamento per le altrui opinioni, ma ferma distanza proprio su questo tema.

Tra i favorevoli alla dorsale, naturalmente, l’assessore all’industria Maria Grazia Piras, in parte, con alcuni distinguo, Alessandra Zedda di Forza Italia, e l’ex senatore del Pd Francesco Sanna. Contrari, di fatto con le stesse motivazioni, l’ambientalista leader storico di Legambiente sarda Vincenzo Tiana, il senatore sardista eletto nelle liste della Lega Christian Solinas e il deputato 5 Stelle Andrea Vallascas. In mezzo il sindaco di Santa Giusta, preoccupato di venir bypassato da una alleanza infrastrutturale Sassari-Cagliari Antonello Figus, e soprattutto il direttore generale sicurezza degli approvvigionamento energetici del mise Gilberto Dialuce, che ha spiegato perchè una “dorsalina”, se non proprio una vera dorsale sarda per il metano non sia solo utile ma addirittura indispensabile sotto diversi punti di vista.

Il porto di Oristano
Il porto di Oristano


Nel suo intervento Maria Grazia Piras ha giudicato definitiva la scelta della metanizzazione, «non solo energetica, ma di politica economica ad ampio spettro. Dobbiamo adesso andare avanti. A breve ci incontreremo con Eni per discutere di Porto Torres e del suo rigassificatore: è un punto fermo che non possiamo trascurare». Alle parole dell’assessore regionale all’industria replica prontamente il sindaco di Santa Giusta Antonello Figus, che facendosi interprete di molti timori dei presenti in sala paventa una contrapposizione tra due sistemi: da una parte i due gassificatori di Cagliari e Sassari e il loro collegamento che servirebbe la metà della popolazione sarda, dall’altra il sistema dei depositi costieri, tre proprio a Santa Giusta, che garantisce servizi più distribuiti nel territorio.

 

«Abbiamo creduto da subito nei depositi costieri, così come abbiamo da subito detto no alle pale eoliche; crediamo che Santa Giusta debba essere il terzo polo energetico sardo, ma temiamo di essere tagliati fuori, pur avendo fatto da apripista». Un timore giustificato, quello del sindaco, anche se proprio il suo territorio è più avanti in progetti, autorizzazioni e accordi rispetto ai due poli maggiori.

A dar fuoco alle polveri delle polemiche ci ha pensato Vincenzo Tiana di Legambiente. «Eravamo favorevoli al Galsi a suo tempo, così come adesso guardando alle innovazioni tecnologiche diciamo no alla dorsale che è un di più, anche in previsione dei consumi futuri e sì invece a depositi costieri diffusi anche negli altri porti sardi, come Olbia, Arbatax e Portovesme. Da questi punti si può servire attraverso i bacini tutta l’isola». Anche Alessandra Zedda (Fi), assessore all’industria nella giunta Cappellacci, esprime dubbi pur contenuti: «Un approfondimenti sulla dorsale va fatto, ma non fermiamo gli altri progetti, c’è continuità tra noi e questo esecutivo sul metano, non perdiamo altro tempo».

Lega e 5 Stelle invece non hanno dubbi: no alla dorsale. «Meglio finanziare una rete articolata sul territorio, collegando i bacini ai depositi e lasciando i piccoli centri al traffico gommato. Solo sulle autorizzazioni – dice Christian Solinas – la dorsale ci farà perdere anni». «Il gas ha molti margini nel settore dei trasporti, treni, navi, camion; meglio finalizzare gli stoccaggi ai trasporti pesanti, anche perché – ribatte Vallascas – andremo incontro a un calo dei consumi. Siamo contrari alla dorsale». È toccato all’ex senatore Pd Francesco Sanna ricordare che spetta al Parlamento fare una legge per rendere simile il sistema tariffario sardo al resto del paese, «altrimenti qui i costi del metano saranno maggiori», e soprattutto ci ha pensato Alberto Dialuce, concludendo i lavori a riportare tutti con i piedi per terra.«Il vantaggio della metanizzazione sarda è che si tratta di un progetto modulare, che può andare avanti per fasi e che è integrato ai diversi aspetti della filiera. Per i collegamenti però serve sicurezza negli approvvigionamenti e una rete monca non la garantisce: dobbiamo immaginare collegamenti certi e depositi adeguati per le scorte. Vedremo cosa vuol fare Eni, che per ora ha solo idee su Porto Torres. Vorrei però ricordare che non possiamo avere diversi bacini ciascuno con un proprio prezzo del gas, ma serve una rete unica, che a quel punto avrà un solo prezzo. Abbiamo fatto tanta strada, sono sicuro che continueremo di comune accordo».

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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