Simona, 29 anni, di Loceri: «Faccio l'allevatrice per amore»

È titolare di un’azienda agricola, in Ogliastra, che produce formaggi. «In campagna ho trovato anche il fidanzato: Federico, pure lui allevatore»

LOCERI. «La vita in campagna? Dura, durissima ma impagabile». Tra le capre e i maiali di Bingigedda, nelle campagne di Loceri, in un appezzamento di terreno regalatole da suo padre, Simona Loi sta realizzando il suo progetto di vita. L’amore per i campi e gli animali nasce quando è ancora una bimbetta.

E lei non lascia nulla di intentato per coronare il suo sogno: frequenta il corso per diventare imprenditore agricolo professionale, prende la patente per guidare i trattori e presenta domanda per ottenere i finanziamenti regionali destinati ai primi insediamenti in agricoltura dei giovani sardi. Dopo tanti sacrifici, a 29 anni, è la titolare di un’aziendina che produce formaggi freschi e stagionati, attende con un pizzico di apprensione l’arrivo dei fondi regionali («che non arrivano mai» sospira) e guarda con una buona dose di ottimismo al suo futuro. Che non potrà che svolgersi in quel microcosmo cui ha dedicato tutta se stessa. «All’inizio avevo un paio di capre e un maiale poi pian piano ho ingrandito l’azienda. Le capre ora sono 40, i maiali 12» racconta Simona che ama incondizionatamente ogni essere vivente si muova sulla terra. «Mi piace allevarli e accudirli» dice. In più è la padrona orgogliosa di una cavalla. «È un anglo arabo sardo che si chiama Olivia».

La vita agreste le ha riservato una piacevole sorpresa: l’incontro con il suo fidanzato Federico Pischedda, professione allevatore. La scintilla scocca, manco a dirlo, nel corso che la ragazza ogliastrina frequenta per diventare imprenditrice agricola. Tra una lezione di zootecnia e una presentazione in power point sul marketing agroalimentare, i due giovani si innamorano. Bastano quattro chiacchiere con Federico, che abita a Barisardo a pochi chilometri da Loceri, per capire che sono tante le cose che li accomunano. Ed ora che anche lui si è comprato Doria, un altro esemplare di anglo arabo sardo, sono inseparabili persino quando c’è da portare in processione il santo. O quando c’è da accogliere Alice Rachele Arlanch (Miss Italia 2017) nella sua recente visita in Ogliastra. «In sella ai nostri cavalli non ci perdiamo una sfilata» dice la giovane allevatrice ogliastrina. Feste e processioni da celebrare in maniera tradizionale, rigorosamente in costume sardo ed ancora romantiche passeggiate in riva al mare.

La sua giornata tipo è impegnativa ma gratificante. Sveglia al mattino presto per accudire e mungere le capre, poi c’è da pensare ai maiali e al vitellino che ha avuto col vecchio metodo del baratto cambio di una capra. E che la segue ovunque. Il lavoro non si esaurisce con al cura degli animali perchè ci sono le tante, piccole incombenze che un’attività agricola richiede. C’è da falciare l’erba e trasportare il fieno, pensare all’orto e ai fiori del giardino che abbelliscono l’ingresso dell’azienda. «Proprio in questi giorni sto allestendo un ricovero in pietra per le mie caprette» racconta Simona.

E poi c’è da organizzare la produzione e la vendita dei formaggi. Nella lista delle proposte ci sono casu axedu e ricotta, casu ’e mattula e gli stagionati, sino a qualche mese fa tutti confezionati rigorosamente con latte di capra. Da quando nella sua vita è entrato Federico (che in dote ha portato qualche capra e anche un bel gregge di pecore) Simona ha ampliato la gamma dei suoi prodotti. «Prima – sottolinea la giovane pastora ogliastrina – producevo solo caprini ora propongo ai mie clienti anche un casu axedu misto, il latte di pecora lo rende più consistente e a volte risulta più gradito». La scorsa settimana ha ospitato nell’azienda di Bingigedda un minicorso di caseificazione. In tre giorni i partecipanti hanno appreso i segreti nella preparazione di diversi tipi di formaggi: dagli erborinati a quelli con la crosta fiorita passando per quelli a pasta molle e filata. In cattedra è salita una esperta casara prodiga di consigli per chi vuole cimentarsi in quest’arte. Consigli che Simona vorrebbe mettere in pratica per alcune sperimentazioni: «Vorrei provare a fare un gorgonzola, magari misto. Sono curiosa di vedere cosa può venirne fuori».

Simona Loi non è l’unica nel piccolo centro ogliastrino, poco più di 1300 anime, ad aver puntato sull’agricoltura, la pastorizia e l’agroalimentare. Anzi. Negli ultimi anni in paese c’è stato una boom delle aziende agricole o di trasformazione. Ci sono poi tanti agriturismi e bed and breakfast che si forniscono dagli imprenditori locali. Un tessuto produttivo vitale che ha fortemente scommesso sulla filiera corta per dare valore aggiunto al territorio. Ed ora anche Simona, incoraggiata dai suoi genitori Maria Pia e Pietro, che le sono accanto in questa avventura e sostenuta dal ricordo della nonna, fa parte di questa piccola rete di produttori locali. «Sono fortunata, faccio un mestiere che mi appassiona.

E al giorno d’oggi non è cosa da poco» chiosa l’allevatrice locerese che conta di ampliare ulteriormente l’azienda di Bingigedda. «Il futuro – conclude Simona, sfoggiando una perla di saggezza – è nelle mani di chi non ha paura di sporcarsele. E io, di certo, non ho paura».
 

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