i nuovi pericoli 

Dagli hacker allo strapotere social

La direttiva precedente nata prima del boom della net economy

SASSARI. A regolare il settore della protezione dei dati personali sinora era la direttiva 95/46/CE. Ma occorre considerare che negli anni 90 il ruolo di internet era ben lontano da quello attuale, non esistevano i social e il fenomeno hacker era marginale. Oltretutto, quella normativa delegò ai singoli Stati il compito di darsi una disciplina interna, fatto che però nel tempo ha creato disomogeneità. In Italia, ad esempio, il codice della privacy del 2003 non aveva introdotto la figura del responsabile dei dati personali, come accaduto in altre nazioni. Una nuova normativa non era più derogabile e, dopo l’entrata in vigore ufficiale il 24 maggio del 2016, l’applicazione effettiva del Gdprt parte il 25 maggio.

La vera novità è quella della creazione della figura del Dpo, il responsabile dei dati personali, e c’è già chi ipotizza la nascita di una nuova figura professionale. Sarà lui a dover garantire la riservatezza delle informazioni personali, un problema sempre più sentito e mai così attuale, se pensiamo al recente scandalo Facebook. La normativa non specifica quali debbano essere i titoli utili per ricoprire questo incarico, ma è anche evidente, vista la delicatezza e la complessità, che non possa essere un ruolo affidato a chiunque.

E infatti il garante, nel ricordare che il responsabile dati deve controllare, consultare e informare sull’applicazione del regolamento europeo, fa presente che la persona prescelta debba avere conoscenze approfondite in materia di privacy ma anche in relazione alle specifiche esigenze
del settore nel quale si trova ad operare. Chiaro che le grandi strutture si rivolgeranno a staff esterni, ma anche se il Dpo sarà una persona giuridica, sarà sempre necessario identificare una persona fisica tramite col garante e col titolare del trattamento dati. (a.palm.)

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