emergenza sicurezza  

Attentati, i sindaci: «Impegni disattesi»

ABBASANTA. La pazienza ha un limite e quella dei sindaci è agli sgoccioli. Perché essere i bersagli di attentati e intimidazioni non può diventare un effetto collaterale dell’impegno politico....

ABBASANTA. La pazienza ha un limite e quella dei sindaci è agli sgoccioli. Perché essere i bersagli di attentati e intimidazioni non può diventare un effetto collaterale dell’impegno politico. Inoltre, tra i primi cittadini sono molti quelli che si sentono ridicolizzati da promesse mai mantenute. Il riferimento al “Patto per la sicurezza” firmato a Nuoro con il ministro Marco Minniti non è casuale. Emiliano Deiana, presidente dell’Anci, parte proprio dall’impegno di Gennaio: «Serve un cambio di passo, non abbiamo visto nulla di quello che ci era stato promesso – attacca Deiana – e gli attentati continuano». Sabato scorso qualcuno ha fatto saltare in aria la casa in campagna del vicesindaco di Esporlatu, poco prima era stata vandalizzata la tomba dei genitori del vicesindaco di Mogoro. L’attacco è continuo. «Minniti aveva parlato di un maggior numero di agenti a disposizione dei territori. Dove sono?– domanda Deiana– E la videosorveglianza promessa dalla Regione che fine ha fatto?». Mentre i sindaci sono costretti a guardarsi le spalle da soli, c’è chi è costretto a fare i conti con una bolla appena scoppiata. Il sindaco di Esporlatu, Giuseppe Furriolu, si è trovato davanti a una scelta che non avrebbe voluto fare: «Dopo l’attentato al mio vice, Giovanni Canu, la tentazione di farci da parte era forte perché era chiaro che si è trattato di una violenza figlia di questioni amministrative. Giovanni, poi, è reduce da un intervento medico, ha il padre malato e la madre allettata. Ma poi ci siamo chiesti quale fosse l’alternativa. Una giungla. Quindi andremo avanti, la situazione si può risolvere. Ne parleremo lunedì con chi ci vorrà raggiungere a Esporlatu, alle 11.30». Al comune di Esporlatu è arrivata anche la solidarietà del Comitato provinciale per la sicurezza di Sassari, presieduto dal prefetto Giuseppe Marani.

I sindaci, però, si sentono soli e abbandonati dalle istituzioni . Ma oltre ai possibili danni, che ormai un amministratore è costretto a mettere in conto, c’è anche la beffa: «C’è il rischio che quanto promesso da Minniti rimanga sulla carta. Dove e quante sono le risorse che permetterebbero un maggiore controllo dei territori? Quei protocolli di sicurezza per il momento sono rimasti quello che erano sin dal principio: carta». La cronaca dice che anche il problema
è rimasto esattamente com’era e che la visita del ministro dell’Interno non ha avuto alcun risultato: non ha spaventato chi doveva spaventate e non ha rassicurato chi doveva rassicurare. Intanto il pallottoliere degli attentati deve essere aggiornato. Ancora una volta. (c.z.)

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