Passano le donne anni ’40 no a tagli corti e moderni

Gettonati capelli chiari e pettinature classiche. Le meches? Niente da fare Ma tra tante bionde scelta anche una moretta: «Ha la faccia da infermiera»

OLBIA. I ruoli sono solo da comparsa, ma l’entusiasmo e la stoica resistenza al caldo fanno pensare a provini per attori protagonisti. Il sole frigge già le teste quando davanti agli uffici del Reef Studio prende forma la fila. Doppia. Da un lato donne e mamme con bambine. Dall’altro uomini e genitori con pargoli. L’apertura del casting per il film di George Clooney è per le 9, ma già alle 8 in cinquanta stringono tra le dita il fogliettino azzurro con il numero di ingresso. Nel corso della mattinata i colori dei blocchetti numerati cambieranno. Bianchi, verdi, rossi. Cento per colore. La fila degli uomini è quella che si gonfia più rapidamente. La produzione cerca soprattutto giovani tra i 20 e 35 anni, taglia 46-48, senza tatuaggi, per interpretare dei soldati. Spalle e bicipiti che spuntano dalle t-shirt fanno capire chi di quelli in fila avrà qualche chance.

Uno dei responsabili della produzione dà subito l’idea di quanto lunga sarà la giornata di casting. Prima entreranno gli uomini, i bambini piccoli dai 6 anni, biondi con pelle chiara. Poi le donne. Ed è in questo momento che si materializza una mini sfilata di biondone con pargoli nordici al seguito. Capelli color grano e occhi di mare. Le sardissime piccolette nelle prime file si guardano perplesse. Uno dei selezionatori passa tra le aspiranti comparse femminili con sguardo da scanner. «Tu sì». «Tu sì». Accento romano, cappellino con visiera affondato su capelli bianchi, rughe scolpite su un viso severo. Con il passare delle ore prende forma il tipo di comparse femminili richiesto. Donne dall’aria americana anni ’40, esili. Pochissime chance per capelli corti, méches, tagli moderni. Antonella ha 35 anni, pelle di latte, capelli rosso carota, occhi celesti, aria da Nicole Kidman versione mignon. «Sciogli i capelli!». Le dice il selezionatore dai modi rudi. «Sciogli i capelli!», ripete. E scatta una risata generale. Antonella non può sciogliere la chioma rossa. Ha un taglio moderno con un lato di boccoli rossi che le incorniciano il viso. L’altro lato è corto, quasi rasato. Una follia fatta una settimana fa. «Non vai bene, negli anni Quaranta mica c’erano i capelli così. Peccato perché rispondevi ai canoni». L’impegno ad allungare i capelli con le extension, la garanzia che tra due mesi saranno di nuovo lunghi non convince. Ne nasce una discussione piuttosto animata sulle acconciature degli anni Quaranta e sull’uso di tagli corti anche allora. Niente da fare. Essere alla moda oggi è uno sgambetto alla speranza di conquistare il set. Un ragazzino di 13 anni fisicamente risponde ai requisiti chiesti. Ma i capelli col boccolone leccato alla Ronaldo e la rasatura sui lati sono il motivo per cui viene scartato. «Dai mamma, aspettiamo. Me li taglio se serve». Alla tenerezza del ragazzino la madre risponde con cinico realismo. «Amò, non vai bene. Devi essere antico per questi». Le ore passano e arrivano anche le bottigliette di acqua, provvidenziali nel clima da deserto. «Ce lo potevano dire da subito che tipo di donne cercavano – si lamentano in molte –. Avremmo fatte delle acconciature anni ’40 o non ci saremmo proprio venute. E poi perché ci hanno dato i numeri se selezionano a vista?». Liliana non rientra proprio nella categoria richiesta. Viso dolcissimo ma capelli scuri e corpo non esile. Tiene stretto tra le dita il bigliettino con il numero. Alle 14,30 è ancora inchiodata sotto il sole. «Sono disoccupata e ho un bambino piccolo. Io ci voglio provare, è comunque un lavoretto. Imparo velocemente». Ma in questo casting anche conoscere Shakespeare a memoria nulla potrebbe contro capelli lunghi e pelle chiara. In realtà anche qualche mora viene scelta. Natalina, sassarese, ha quella che il selezionatore definisce faccia da infermiera. Occhi dolci, lineamenti delicati incorniciati da una montagna di boccoli. Per lei, habitué dei provini per divertimento, il casting per
il film di Clooney si conclude positivamente a metà mattina. Le altre dopo ore riescono a conquistare l’accesso al Reef Studio, fanno le foto “segnaletiche” ed entrano ufficialmente nel database Comma 22. Per loro comincia un’altra attesa. Nel nome dell’intramontabile “Le faremo sapere”.

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