Licheri, il re delle scenografie: così ho creato la tv di Arbore

Indietro tutta e la Domenica in di Baudo tra gli show firmati con la moglie Alida. «Gli inizi in teatro, poi cinema e pubblicità. L’incontro con Renzo è stata la svolta»

SASSARI. Il coccodrillo di Marisa La Nuit, lo studio barocco in versione kitsch di Indietro tutta, il castello della Domenica in targata Baudo. Tutti pezzi di storia di grande televisione che portano la firma di Giovanni Licheri, sardo sia per parte paterna che materna, anche se casualmente nato a Carrara, perché il padre Santi, allora giovane pretore di Ghilarza che mai avrebbe immaginato di diventare 35 anni dopo una star come giudice televisivo, era stato appena trasferito dalla Sardegna in Toscana. E da lì poi a Genova, dove Giovanni cresce, studia, gettando le basi per quella che sarebbe diventata la sua professione. Sua e della moglie Alida Cappellini, insieme a cui firma alcune tra le scenografie simbolo della tv tra gli anni Ottanta e Duemila, dagli show di Arbore a quelli di Baudo, dalla Cartolina di Barbato a Scherzi a parte, dalla Macchina del tempo di Cecchi Paone al Quelli che il calcio targato Ventura. Un curriculum lungo quasi 50 anni che lui comincia a scrivere quando è ancora a scuola, a Genova. «Io ho sempre amato il disegno, mia madre dipingeva e mi ha trasmesso questa passione – racconta Licheri –. L’anno della maturità mi sono innamorato del teatro e della scenografia. Andavo allo Stabile di Genova per capire come intraprendere quella strada. Decisi di non iscrivermi a Giurisprudenza ma di puntare su Architettura. Ai tempi a Genova c’era il grande Emanuele Luzzati, che mi prese come aiuto attrezzista. Mi dividevo tra gli studi e il teatro. All’inizio non mi prendevano sul serio, pensavano fossi un ragazzo viziato della Genova bene che andava lì per passare il tempo. Invece, a un certo punto Luzzati capisce che quella è la mia strada e mi sceglie come aiuto per L’Anconitana con Renato Zero. Si accorge che il lavoro lo faccio seriamente e decide di portarmi con lui a Roma».

L’arrivo a Roma. Lo sbarco nella capitale è la svolta. Teatro, cinema, pubblicità. Ma soprattutto l’incontro con Alida Cappellini, un passato da giovane attrice in Guardie e ladri con Totò e Fabrizi, che sarebbe diventata la sua compagna di vita e di lavoro. «A Roma mi si apre il mondo della pubblicità. Ai tempi se ne faceva moltissima – continua Licheri –. E poi anche il cinema con Villaggio e Corbucci. Ma il mio sogno era incontrare Renzo Arbore. Sono cresciuto ascoltando alla radio Alto gradimento, la comicità di tutti quei pazzi della banda mi aveva sempre affascinato». L’occasione si presenta sul set di una fiction Rai con Andy Luotto e Marisa Laurito. «Uno dei collaboratori di Renzo vede quello che io e Alida stiamo realizzando e mi propone di fare un bozzetto per un nuovo show. Io, figuriamoci, non mi tiro indietro. A Ugo Porcelli, autore di Arbore, piace e mi dice: “venga da Renzo”. Che quando vede il bozzetto non ha dubbi: “questa è la mia scena”. La trasmissione era Marisa La Nuit, eravamo nel 1986. Inizia così una collaborazione che dura tutt’ora. Siamo diventati grandi amici, qualsiasi cosa Renzo abbia fatto ci ha sempre chiamati. Insieme abbiamo anche lanciato una linea di arredamento, Miami swing by Renzo Arbore. Ma soprattutto lui ci ha aperto le porte della tv».

La tv dei grandi. I big della televisione vogliono tutti lavorare con la coppia Licheri-Cappellini. Le loro scenografie dominano le trasmissioni Rai e quelle di Canale 5. «Gli show che ho amato di più sono quelli con Arbore. Lui è generoso, creativo, ha inventato l’altra musica, l’altra radio, l’altra tv. Grazie a Renzo abbiamo potuto portare sul piccolo schermo la cultura teatrale e quella pubblicitaria. Un giorno mi disse: “voglio prendere in giro il kitsch dei quiz attraverso un’immagine che ricordi Las Vegas filtrata dal barocco napoletano”. Così nasce la scenografia di Indietro tutta». C’è poi la Domenica in di Baudo. «Pippo è più tradizionalista, ma coraggioso. La sua domenica col Castello è uno dei miei ricordi più belli: ci permise di aprire la tv al fantasy. Ai tempi la scenografia aveva un ruolo fondamentale, era una tv più cinematografica. Oggi si acquistano perlopiù format dall’estero e la grafica ha soppiantato la costruzione. Fino al 2000 noi facevamo tutto a mano».

L’isola nel cuore. Tra trasmissioni tv, teatro, cinema, pubblicità, mostre - tra cui quella su Arbore, ora a Napoli, e quella sugli 80 anni di Cinecittà -, Licheri è sempre riuscito a ritagliare uno spazio importante per la Sardegna. La sua Sardegna. «Mio padre era di Ghilarza, mia madre, Adele Cudoni, di Palau e La Maddalena. La mia giovinezza l’ho trascorsa in Gallura con incursioni a Ghilarza. Andavamo a prendere il miele ad Aidomaggiore, i prosciutti a Bidonì. E come dimenticare le zuppe con pesce appena pescato sulla Spiaggia Rosa di Budelli. La Sardegna fa parte da sempre

della mia vita. Quando conobbi Alida la invitai subito alla Maddalena dove stavo girando il mio primo film, Nove ospiti per un delitto. Una pellicola non proprio memorabile, ma girata in uno dei luoghi che mi stanno più a cuore».

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