Edoardo e il cancro: negli Usa è iniziata la partita della vita

Il diciottenne sassarese ha fatto il primo ciclo di chemio. Il padre Claudio Campus: siamo sommersi da un affetto planetario

SASSARI. La vita ha deragliato nell’arco di dieci giorni, quelli che intercorrono tra un banale mal di schiena, una visita medica, sino all’esito di una biopsia. «Dopodiché il tempo di fare due valigie, e la vita che avevi sino a quel momento te la lasci alle spalle».

Un tumore è capace di formattare esistenze, e di riprogrammarle da capo. Cambiano le prospettive, le gerarchie di valori, le priorità. Si chiudono capitoli, si mette un segno, e se ne aprono altri.

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La nuova vita di Claudio Campus e della moglie Vittoria riparte dall’altra parte del globo, nella contea del Wisconsin. Il figlio Edoardo, 18 anni appena compiuti, ha cominciato la sua battaglia contro un tumore. «Due giorni fa si è sottoposto alla prima seduta di chemioterapia. Come prevedibile è stata molto dura, e nonostante il carattere sempre positivo e la sua grande capacità di reagire alle difficoltà, Edoardo è piuttosto provato. La nausea è arrivata puntuale, e conviverci non deve essere facile». Il carcinoma è al terzo stadio, e dunque dovrà sottoporsi a quattro cicli di chemio.

«Siamo rimasti molto colpiti dall’affetto planetario che si è riversato su nostro figlio e su tutti noi – dice Claudio Campus – è una cosa bellissima e per certi versi inaspettata. Ogni giorno centinaia e centinaia di messaggi. Però ci accingiamo ad affrontare una salita molto impegnativa, e ho paura che tutto questo clamore, e anche questa martellante premura, rischino di distogliere la concentrazione dal nostro traguardo. Abbiamo bisogno di un po’ di intimità e di raccogliere le forze. Quindi ci perdoneranno coloro che non riceveranno risposta ai messaggi su Facebook o su Whatsapp, ma è una fase troppo delicata per dirottare le nostre energie».



Tutto è cominciato con una telefonata dalla famiglia “adottiva” americana di Edoardo. Da agosto, si era trasferito nella contea di Ozaukee per frequentare il quarto anno di high school. I suoi sogni cominciano ad appiccicarsi alla realtà. Prima titolare nella squadra di calcio, e poi in quella di basket. Ma ai primi di aprile ha accusato dolori alla schiena. Acciacchi che poco c’azzeccano con un concentrato di energia, che rimbalza come una palla da flipper sul parquet. Dagli accertamenti arriva la sentenza, e a Sassari squilla il telefono. È il papà americano: «A Edoardo è stato diagnosticato un tumore in stadio avanzato. Deve essere operato urgentemente».

È il reset, la vita cambia pendenza. «Neanche il tempo di riprenderci dalla botta – racconta Claudio Campus – che ci sono piovute addosso tutte le incombenze. La prima era quella di prendere le decisioni insieme all’equipe medica. Edoardo ha compiuto 18 anni il 14 aprile, e al momento della diagnosi era ancora minorenne. I medici ci hanno delineato il quadro via Skype». La scelta di far operare immediatamente il figlio, è stata presa a 9000 km di distanza, guardando da uno schermo chi avrà nelle mani il destino della cosa più cara.



Dopodiché ecco la seconda tegola: «Le spese sanitarie negli Usa hanno costi spaventosi: i farmaci chemioterapici, i ricoveri, ma anche una banale flebo, comportano spese inimmaginabili per noi. Abbiamo scoperto che la nostra “affidabile” compagnia assicurativa, che sino a quel momento aveva coperto fratture, distorsioni, e tutti i piccoli infortuni degli studenti all'estero, invece non avrebbe scucito un dollaro per le terapie di Edoardo». Claudio Campus e Vittoria preparano in fretta le valigie, mettono in stand-by la loro vita a una latitudine, la riaccendono accanto al figlio dall’altra parte del pianeta. E assieme a loro c’è la famiglia americana, gli amici e i compagni di scuola di Edoardo, la sua squadra dei Warriors. Sono loro a lanciare un appello che diventa virale, e a organizzare una raccolta fondi sul sito youcaring.com. Il traguardo è 80mila dollari. In due settimane il contatore sale a 560 donatori per una cifra di quasi 35mila dollari. Adesioni da Sassari ma anche da tutto il pianeta, e una valanga di messaggi di incoraggiamento. «Un affetto commovente».

E poi contributi diretti anche da associazioni, tutto il mondo di basket scende in campo e fa il tifo per il suo giovane playmaker. «Tra questo sostegno e i nostri risparmi, fortunatamente siamo tranquilli. Edoardo potrà affrontare i primi due cicli di chemio qui nel Wisconsin, e poi a fine giugno rientrare in Italia e affidarsi alle cure di un altro centro della Penisola specializzato in oncologia pediatrica. I protocolli terapeutici sono internazionali. Mia moglie a breve dovrà tornare a casa per motivi di lavoro, io ho la fortuna di aver un datore che mi consente di prendere aspettativa. Resterò qui accanto a Edoardo. Cercherò di dargli forza. Anche se lui ha grinta, è forte, e sarà lui a infondermi coraggio».
 

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