Ritardi e rabbia sulla Moby Dada

Sulla tratta Civitavecchia-Cagliari senza 2 motori: la nave impiega 4 ore in più

CAGLIARI. Hanno viaggiato per tutta la notte con due soli motori dopo un preoccupante blackout. Ma sono stati avvisati solo la mattina dopo che questo avrebbe comportato un pesante ritardo di quattro ore nell’arrivo al porto di destinazione, Cagliari. È quanto accaduto due notti fa a qualche centinaio di passeggeri della Moby Dada, il traghetto del Gruppo Onorato che collega Civitavecchia con il capoluogo sardo. Notevoli i disagi provocati e chi aveva degli appuntamenti non ha avuto modo di organizzarsi per limitare i danni. A raccontare l’odissea della nave che sulle fiancate porta l’immagine di Titty e Gatto Silvestro, è il giornalista Alessandro Baldasserini, direttore della rivista Geoparchi online, spesso nell’isola.

«Siamo partiti alle 20,20 di lunedì – racconta Baldasserini – e so che era il primo giorno della Dada sulla rotta per Cagliari. Dopo un quarto d’ora, 20 minuti (si vedevano ancora le luci del porto laziale) si sono improvvisamente spente tutte le luci e si sono bloccati i motori: la nave si è fermata in mezzo al mare. Dopo circa 5 minuti di perplessità e preoccupazione, è tornata l’energia e lentamente la Dada si è rimessa in movimento, compiendo un angolo di 180 gradi. Abbiamo pensato: si torna a Civitavecchia. Invece no, la nave ha poi puntato verso il largo, seppure a velocità non elevata. Ci siamo tranquillizzati e siamo andati a dormire».

L’arrivo era previsto per le 9 di ieri mattina. «Intorno alle 8,30 tutti erano già pronti allo sbarco, quando l’altoparlante ha fatto un annuncio: “pper motivi tecnici lo sbarco avverrà alle 13”. La costa era ancora lontana. Espressioni incredule, nessuna spiegazione ulteriore – dice Baldasserini – e dopo qualche esitazione e le “gentili” pressioni di un gruppo di autotrasportatori, abbiamo finalmente saputo la verità: dopo il blackout abbiamo viaggiato con due soli motori su quattro. Immaginate i disagi di chi aveva degli appuntamenti e scopriva solo in quel momento di non poterli rispettare. Una mancanza di rispetto che non si comprende. In compenso l’altoparlante ha ricordato che “la sala ristorante è a disposizione”, naturalmente ai prezzi che sappiamo. Non si pretendevano i camerieri con le coppe di Champagne come sul Titanic – ironizza il passeggero – ma la compagnia avrebbe potuto offrire qualcosa di più della bottiglietta d’acqua ai bambini».
Baldasserini termina il racconto ponendosi una domanda: possibile che un’isola che vive di turismo possa accettare una situazione trasporti del genere, visto che non si tratta del primo episodio? E soprattutto, che la Regione resti inerte?». (a.palm.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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