Mele libero dopo 31 anni ma non ritornerà nell’isola

Il 67enne ha ottenuto la libertà condizionale. Era stato arrestato nel 1987 

NUORO. «Parlo con Annino Mele? Posso rivolgerle alcune domande?». Il cellulare di colui che è stato uno dei latitanti più inafferrabili della Sardegna squilla per pochi istanti, poi risponde un uomo dalla voce chiara, il tono gentile, appena concitato: «Mi scusi, ora sono molto impegnato, magari nei prossimi giorni». Da poche ore Mele è un uomo libero: «Ho ottenuto la libertà condizionale, dovrò firmare ogni giorno per cinque anni». Dove vivrà, tornerà in Sardegna? «Starò nella comunità con la quale collaboro da qualche tempo. Mi scusi, devo proprio salutarla».

Sessantasette anni, trentuno dei quali passati in giro per i penitenziari italiani sino al carcere di Bollate, nel Milanese, dal quale ora è uscito definitivamente dopo aver ottenuto numerosi permessi per buona condotta, Mele ha fissato il suo domicilio nella comunità terapeutica Il Gabbiano a Piona di Colico, un pugno di case che si affacciano sulle sponde settentrionali del Lago di Como. La comunità, che si occupa di persone con disagi legati all’alcolismo e alla droga, è in provincia di Lecco: il caso vuole che la carriera criminale di Mele abbia avuto una tappa importante anche da queste parti, nel 1983, con il rapimento di un bambino di appena otto anni, Davide Agrati, figlio del proprietario del marchio di motociclette Agrati Garelli: per la sua liberazione furono versati due miliardi e mezzo di lire, una cifra che attualizzata ai giorni nostri supera i 4 milioni di euro. Per la partecipazione a quel rapimento Mele è stato condannato a 28 anni.

È soltanto una delle pesanti condanne collezionate dall’ex Primula Rossa di Mamoiada, uno dei banditi più ricercati d’Italia per più di un decennio, dalla metà degli anni ’70 sino al 30 gennaio 1987, quando fu catturato dalle forze dell’ordine. Nella sua fedina penale ci sono altre tre condanne per sequestri di persona e una all’ergastolo per un duplice omicidio. All’epoca, più d’uno avanzò il sospetto che si fosse costituito in cambio di una grossa somma di danaro, ipotesi avvalorata da alcune dichiarazioni rese dai fratelli di Mele in precedenza, secondo cui lo Stato era arrivato a offrire un miliardo perché si consegnasse. «Non è affatto vero, la cattura fu assolutamente reale, immagino fosse dovuta a una soffiata», dice l’avvocato Angelo Merlini che lo difese in alcuni processi, e che con l’ex assistito ha continuato a mantenere rapporti. «Rapporti legati alla sua attività di scrittore – sottolinea il legale – ho presentato diverse volte i suoi libri in incontri pubblici, libri basati in particolare sulla sua esperienza di ergastolano nelle carceri italiane.
Posso dire che da tempo è un uomo profondamente cambiato. Oltre che del miglioramento delle condizioni dei detenuti, si è occupato di temi legati alla sua terra, in particolare i problemi della pastorizia. Ha rotto del tutto con il suo passato, e non credo abbia più voglia di parlarne».

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