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L’Anci: «Da Minniti solo impegni»

La protesta dopo l’attentato a Esporlatu. Poi tre cartucce inviate a Monserrato

SASSARI. Purtroppo non è necessario andare troppo indietro nel tempo per ricordare le ultime intimidazioni ai danni degli amministratori locali. Tomaso Locci, sindaco di Monserrato, il 17 aprile ha ricevuto una lettera che conteneva una cartuccia di fucile. Non era l’unica, il “pacchetto” comprendeva altre due cartucce indirizzate al comandante dei vigili urbani, Massimiliano Zurru, e un assessore che ha preferito rimanere anonimo. Pochi giorni prima, invece, una bomba aveva danneggiato gravemente la casa in campagna del vicesindaco di Esporlatu, Giovanni Canu. In entrambi i casi non erano mancati gli attestati di solidarietà indirizzati ai due amministratori finiti al centro del mirino dei soliti ignoti. Il presidente del consiglio regionale, Gianfranco Ganau, ha manifestato la vicinanza della regione a entrambi gli amministratori ma ha anche ricordato la firma dell’accordo con il ministro dell’Interno, Marco Minniti: «Ma ora occorre ora impegnarsi per definire con le quattro prefetture sarde un percorso condiviso con le comunità per gestire gli strumenti messi a disposizione»

Anche l’Anci, riunito ad Abbasanta qualche giorno dopo l’attentato di Esporlatu, ha ricordato l’accordo sulla sicurezza firmata con il ministro Minniti. I termini, però, sono stati molto più duri e diretti: «Minniti aveva parlato di un maggior numero di agenti a disposizione dei territori. Dove sono? – domandava Emiliano Deiana, presidente dell’Anci– E la videosorveglianza promessa dalla Regione che fine ha fatto?». Gli animi, insomma, erano già piuttosto caldi e gli ultimi due episodi non possono che aver alzato la temperatura. Deiana aveva chiesto apertamente “un cambio di passo” in modo che si potessero finalmente materializzare le promesse messe nero su bianco. E la paura di tanti amministratori, che si sentono abbandonati dalle istituzioni, è proprio che gli impegni presi dal ministro dell’Interno siano destinati a rimanere sulla carta perché, a distanza di mesi, non c’è traccia delle novità che avrebbero dovuto rendere più sicura l’attività amministrativa di quelli che si definiscono “sindaci di frontiera”. La promessa del ministro, che aveva assicurato che nessuno sarebbe rimasto solo, adesso ha un suono diverso. Gli attentati e le intimidazioni non sono cassati, anzi proseguono a ritmo sostenuto e la speranza che vengano potenziati e automatizzati i controlli sul territorio è sempre meno viva nell’animo dei sindaci.