Sassari-Olbia, le imprese sarde: «L’Anas sblocchi i pagamenti»

L’appello di confapi, sono decine le imprese che ancora devono ricevere milioni di euro per i lavori sulla quattro corsie

SASSARI. La Sassari Olbia va a rilento. E i pagamenti ancora di più. Sono decine le imprese che ancora devono ricevere milioni di euro per i lavori sulla quattro corsie. Ritardi su ritardi che hanno messo in ginocchio il settore edile isolano. L’intero comparto, guidato da Confapi Aniem, ha chiesto alla Regione di unirsi alle associazioni e ai sindacati in una battaglia comune. Un auspicio che hanno ribadito ai vertici dell’Anas in un incontro a Cagliari, organizzato proprio per fare il punto sui cantieri fermi a causa della crisi finanziaria di alcune imprese appaltatrici o per via del fatto che altre aziende si trovano in concordato preventivo. Situazioni differenti che stanno provocando lo stesso gravissimo problema: il mancato rispetto dei tempi previsti e i mancati pagamenti delle maestranze delle ditte in subappalto. «È un problema che va avanti da tempo – dice Giorgio Delpiano, presidente di Confapi Aniem – e a cui l’Anas non riesce a trovare una soluzione. Per di più in un momento difficile come questo per l’edilizia: gli unici grandi appalti sono quelli dell’Anas ma sono tutti bloccati. Le nostre imprese non hanno la possibilità di partecipare se non come subappaltatrici e poi rimangono morte sul terreno».

La Sassari Olbia è l’emblema di questo cortocircuito. Delpiano mette l’accento sul lotto 2, dodici chilometri tra Ardara e Ozieri, dove i lavori non sono ancora ripartiti. La Oberosler, la società che era subentrata alla Vidoni per realizzare questo tratto di strada, ha infatti portato i libri in tribunale e ha chiesto il concordato in continuità. Una situazione che ha bloccato le ruspe ma anche i pagamenti alle imprese. «I ritardi – attacca Delpiano – sono dovuti non solo alle vicende giudiziarie e alle procedure fallimentari che hanno riguardato le imprese aggiudicatrici, ma anche al colpevole ritardo di Anas prima e dopo il deposito dell'istanza di concordato da parte di Oberosler». Quell'istanza, sottolinea Confapi Aniem, «non dà inizio alla procedura concordataria fino a quando il concordato non sarà approvato dal tribunale». I costruttori ritengono che «l'istanza promossa dall'Anas dinanzi al tribunale di Bolzano per essere autorizzata al pagamento diretto è solo dilatoria». La controprova è data dal fatto che «il lotto 7, al contrario del lotto 2, è ultimato e aperto al traffico dal giugno del 2016». Ecco perché, insistono le imprese edili, «non sussiste alcun motivo che possa impedire all'Anas di effettuare i pagamenti diretti delle mandanti, dei subappaltatori e dei fornitori. Lo prevede la legge. A causa di queste situazioni e della esposizione bancaria maturata – ribadisce Delpiano – le condizioni di alcune imprese sono fortemente compromesse e, senza un chiaro e incisivo intervento risolutivo per lo sblocco dei pagamenti, la prospettiva che le attende è la chiusura delle attività». Per questo Confapi chiede «un’azione congiunta dell’Anas, della Regione, delle
associazioni di categoria e dei sindacati presso il presidente del Tribunale di Bolzano, perché dia ad Anas l’ok per pagare. Questo non è il problema di una impresa ma di tutto il territorio. Sono soldi dei sardi, anche se per ora i sardi non hanno visto né l’opera né i soldi dovuti».

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