Galtellì, Porcu si ricandida: vado avanti per mio figlio

Il sindaco di nuovo in corsa alle elezioni: «Io non volevo, mi ha spinto mia moglie Non è facile trovare la forza ma evidentemente Francesco era reclamato altrove»

INVIATO A GALTELLÌ. C’è un raggio di sole che attraversa la stanza del sindaco e va dritto a illuminare il piccolo crocifisso appeso alla parete dietro la scrivania. Le ferite sul costato, nelle mani e nei piedi, sembrano vive, ancora dolorose, aperte in eterno. Eppure quel Cristo morto è lì sereno a ricordare che c’è sempre un futuro migliore. È una semplice quanto tormentata questione di fede. «Non è facile, non è facile trovare la forza – sussurra Giovanni Santo Porcu –, ma evidentemente Francesco era reclamato altrove». Ha gli occhi lucidi e pieni di speranza, il primo cittadino di Galtellì, pronto a ricandidarsi dopo la tragedia che ha travolto la sua famiglia, quando Francesco, il figlio quattordicenne, ha deciso di chiudere il conto dei suoi giorni terreni.

La chiesa del Santissimo Crocifisso...
La chiesa del Santissimo Crocifisso nel centro storico di Galtellì


Era lo scorso 9 gennaio. Doveva essere un pomeriggio come tanti, invece quel martedì è cominciato il calvario. «Ma bisogna andare avanti» dice Porcu, classe 1973, sposato con Giuseppina Anedda. «Abbiamo altre due figlie che giustamente aspettano risposte da noi, da me e da mia moglie. Hanno i loro traguardi di vita da raggiungere, e noi dobbiamo essere con loro». Anche se la voce di Francesco rimbomba continuamente «nelle nostre teste». «Il tuo ciao ba’, mi rintrona sempre – è il padre che su Facebook parla ancora al presente al figlio che non c’è più –, le tue fossette sono stampate nei miei occhi, il tuo amore infinito verso noi, regna nei nostri cuori. Domani è un altro giorno, un giorno in più dalla tua scomparsa, un giorno in meno per quando ci ritroveremo... ciao ize’... ».

Il dolore e lo strazio sono evidenti, non hanno bisogno di parole. «Ti viene da chiuderti in casa, invece no, si va avanti» riprende fiato il primo cittadino di Garteddi. «Mi sto rimettendo in gioco – spiega –, lo faccio per la famiglia, lo faccio per la mia comunità, per un forte senso di appartenenza».

Militare, è sottufficiale dell’Aeronautica a Perdasdefogu, Giovanni Santo Porcu è stato prima assessore comunale del Turismo e della cultura (con Renzo Soro sindaco), poi nel maggio 2013 è stato eletto sindaco. «Uno dei motivi che mi porta a ripresentarmi alla prossima tornata elettorale, forse ci sarà anche un’altra lista, è la volontà di dare continuità a una politica che a Galtellì va avanti da venti anni a questa parte e che ha portato il nostro paese su livelli molto alti, persino internazionali. Sono molto fiero del nostro paese» racconta mentre dal suo ufficio al terzo piano del municipio, nella piazza Santissimo Crocifisso, guarda i tetti del centro storico di questo antico e suggestivo borgo, un tempo sede della diocesi, reso immortale dal celebre romanzo di Grazia Deledda “Canne al vento”. Adagiato ai piedi del Tuttavista, nella Valle del Cedrino, oggi Galtellì conta 2.500 anime, 440 sono i giovani censiti all’ufficio Anagrafe. «È da loro che bisogna ripartire» si fa forza Giovanni Santo Porcu. «È per loro che dobbiamo portare avanti la politica». Convinto come è sempre stato che il sindaco nel contesto sociale di un piccolo paese è sempre e per tutti «un padre, un amico, uno zio, un cugino, un padrino... è tutto». E se lui ha impresso indelebile l’ultimo tragico fotogramma di quel 9 gennaio, una cosa vorrebbe più di ogni altra: «Noi, a Francesco, l’abbiamo perdonato. Lui ora deve essere ricordato per quello che è stato, non deve essere emulato, i nostri giovani devono ripartire dai bellissimi ricordi che hanno di lui, è un impegno che devono sentire come una prova d’orgoglio verso se stessi. Tutti loro devono sapere che non esiste un angolo buio, al loro fianco c’è sempre la famiglia, e così anche l’angolo più buio che ti risucchia nel vortice può diventare un angolo luminoso». Silenzio. Parla soltanto il bagliore del sole che illumina il crocifisso appeso alla parete. Il padre di Francesco sembra volersi fermare. Stringe le mani una sull’altra. «Davanti al senso di vuoto, c’è sempre una via d’uscita» riesce a dire.

«La vita va avanti, la comunità ha bisogno di essere supportata. La disgrazia, da una parte, ha indebolito la mia persona, dall’altro, l’ha rafforzata». Lui, Giovanni Santo Porcu, si è rimboccato le maniche e rimesso al lavoro, nel palazzo civico. Magari allenta un po’ con le faccende di campagna, dove ogni zolla di terra e ogni pietra lo riporta al suo Francesco. Negli ultimi tempi padre e figlio hanno condiviso parecchio tra un innesto e una semina. Ora è tutto molto più difficile. «Anche mia moglie ha ripreso a lavorare da qualche giorno» dice. La mamma di Francesco lavora in un negozio Crai, poco distante dal municipio. «Mia figlia, la grande, ha ripreso alle superiori». Lei è al quarto anno del Liceo delle Scienze umane Satta di Nuoro.

«Abbiamo avuto una valanga di lettere, messaggi, attestati di stima, abbracci, la comunità e le istituzioni tutte ci sono state vicine. È per la comunità che ora mi rimetto in gioco. Anche se inizialmente volevo gettare la spugna. È stata mia moglie, in primis, da sempre al mio fianco, a spingermi a ripensarci». La fede ha fatto il resto. «Una fede fortissima – conferma il sindaco –. Siamo devoti al Santissimo crocifisso. E a Padre Pio. Il nostro viaggio di nozze, l’abbiamo fatto a Pietralcina. Il giorno della tragedia è sul crocifisso e su Padre Pio che ho raccolto le mie forze per poter parlare ai giovani. E loro mi hanno dato la forza per andare avanti».


 

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