Soru: stop alle bombe la fabbrica Rwm va chiusa

L’eurodeputato Pd sollecita la riconversione del sito di Domusnovas D’accordo il vescovo di Iglesias: «Quello stabilimento produce morte»

DOMUSNOVAS. «La Sardegna deve candidarsi come isola di pace e chiedere la chiusura della Rwm, la fabbrica di bombe». Lo ha detto l’eurodeputato del Pd Renato Soru, intervenendo ieri ad Iglesias in occasione del seminario “Giornalismo e Pace, Legami di pace ed economie di guerra dal Sulcis-Iglesiente allo Yemen”, organizzato dal comitato riconversione Rwm e dall’associazione Net-One. «È possibile che l’unica riconversione che siamo riusciti a fare di tutta l’economia mineraria del Sulcis-Iglesiente sia la trasformazione di uno stabilimento che produceva mine per cavare le miniere in una fabbrica che produce bombe per ammazzare la gente?», si è domandato Soru. Prima che lo stabilimento, nella periferia di Domusnovas, venisse acquisito dalla Rwm del colosso tedesco Rheinmetall, la fabbrica produceva infatti esplosivi per le miniere della zona. «Noi in Sardegna con le poche industrie che abbiamo, ne abbiamo una che produce bombe? Io come politico voglio impegnarmi perché la Sardegna diventi un’isola di pace, un luogo di condivisione, di incontro». Un discorso, quello di Soru, che ha scatenato molti applausi ma anche qualche perplessità. Da tempo si è scatenato nell’isola un dibattito acceso tra chi difende il lavoro e l’attività della fabbrica in un territorio martoriato dalla crisi economica, come i sindacati, e chi, invece, dice “no al lavoro che crea bombe e incentiva le guerre” come le associazioni antimilitariste e pacifiste. Su questo aspetto Soru è stato chiaro. «Su un centinaio di lavoratori che sono difesi dai sindacati dobbiamo avere una proposta concreta. In questa Sardegna impoverita dove è così difficile creare un posto di lavoro non possiamo avanzare proposte generiche. Ma ci sono delle priorità nella politica e oggi la priorità è chiudere la fabbrica di bombe».

Sul tema del lavoro è intervenuto con una lettera anche il vescovo della diocesi di Iglesias, Giovanni Paolo Zedda, che ha sottolineato la necessità di «un lavoro dignitoso e la coerenza con i valori che fondano la nostra fede e convivenza
civile». Per il vescovo «non si può omologare la produzione di beni necessari per la vita con quella che produce morte». E ha sollecitato la politica e le istituzioni a percorrere la strada comune per uno sviluppo diverso, rispettoso dell'ambiente e della dignità dei lavoratori.

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