Bomba d’acqua su Bosa Ora si contano i danni

Dopo il nubifragio sono molti i negozi e gli scantinati ancora allagati  Sotto accusa un canale che doveva essere pulito e non ha retto alla piena

INVIATA A BOSA. Nel viale Giovanni XXIII, sacchi, stracci, teloni e rudimentali barriere appoggiati all’ingresso di negozi, bar, gelaterie, centro estetico, farmacia. In piazza Monumento e nel Corso non è una domenica qualunque. È il giorno dopo i dieci minuti di follia meteo di sabato, quando l’acqua del canale tombato di via Lamarmora, sotto la pressione della pioggia e della corrente in arrivo dalla vallata, si è ribellata alle costrizioni ed è arrivata sopra i polpacci della gente, a sommergere le panchine e le fioriere che galleggiavano come salvagenti; e poi dentro i locali, che nemmeno piazza San Marco con l’acqua alta. Nei ristoranti abbandonati in fretta e in furia, i cibi nei piatti, i turisti atterriti, chi ha fatto in tempo a pagare e chi nemmeno ci ha pensato: «Bambini che urlavano, abbiamo fatto uscire tutti dall’altra parte visto che sul Corso c’era troppa acqua, cose mai viste», dice Andrea Cadoni della trattoria Le due piazze.

The day after. Domenica mattina, passata è la tempesta; certo, c’è il sole e Bosa non può fare a meno di essere come è: bella, colorata, viva. Ma le ferite al suo centro ci sono, eccome. I turisti passeggiano e osservano il mezzo comunale che ripulisce le strade dal fango. Ci sono attività chiuse per sfinimento dei proprietari dopo ore passate a buttare fuori acqua e merce irrimediabilmente deperita. «Le strumentazioni elettroniche e gli elettromedicali sono da buttare. Articoli sanitari inservibili, decine di migliaia di danni», dice Carmen Moroni. Il negozio di ortopedici e sanitari al Corso si è trovato sotto mezzo metro d’acqua. «Stavo rientrando a casa, era l’una e mezza. Sono tornata di corsa, mi è sembrato di rivivere quello che avevano passato i miei genitori nel 1986, quando avevano loro il negozio. Anche allora un disastro. E ancora non ho visto cosa c’è al distributore “24h”. Tutti gli impianti frigo inservibili».

Il Corso navigabile. Nel negozio di abbigliamento “Big Bang”, sul Corso, Daniela Fois continua ad asciugare il pavimento. Due gradini all’ingresso non si sono rivelati barriera sufficiente per arginare la piena. «Eravamo già rientrati a casa, mi ha avvisato la mia amica. Ma mai avrei pensato di trovarmi in questa situazione». Angela Corda abita lì davanti. Terzo piano. «Eravamo a tavola, abbiamo sentito il rumore. Da piazza Monumento abbiamo visto l’acqua arrivare, come un fiume in piena. Siamo usciti subito, ho avvisato Daniela. Mio figlio si è messo la muta per scendere. Ho avuto paura per tombini saltati,, Non si vedevano, ci sipoteva anche finire dentro».

Esercito di volontari. «Quando l’acqua ha cominciato a entrare, sono arrivati amici, conoscenti, persone mai viste. Tutti armati di scope, stracci, secchi. Senza il loro aiuto non ce l’avrei mai fatta». Giuseppe Zucca gestisce l’edicola in via Mannu angolo via Lamarmora, a un passo dalla piazza Monumento. Edicola uguale giornali, riviste, carta: buona parte del magazzino è da buttare. Ma se molto si è salvato, lo si deve alla catena di mutuo soccorso: tutti, turisti compresi, hanno aiutato tutti.

Canale sotto accusa. Il Temo non fa più paura, l’imputato ora è il canale di S’Aladerru. I clapet, le paratie di deflusso, hanno funzionato, ma, lo dice il sindaco Luigi Mastino al Centro operativo comunale, «bisogna aprirlo, pulirlo e restituirgli la piena funzionalità». Quel canale, sabato mattina, non ha retto. Il progetto per spostarlo c’è ma non
si riesce ad approvarlo per via dei veti incrociati che arrivano in Consiglio. Il Comune chiede alla Regione un commissario ad acta per risolvere la vicenda, rimasta finora sommersa. Ora è finito sommerso anche il centro della cittadina. Bella e ferita, Bosa inizia la conta dei danni.

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