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Le Province verso il crac: la Regione deve aiutarci

Tra casse vuote e servizi non garantiti: l’agonia degli enti salvati dal referendum I commissari: indebitati con lo Stato per milioni di euro che non potremo restituire

SASSARI. La resistenza delle Province è a un passo dalla resa. Dopo anni di salti mortali tra casse vuote, servizi garantiti a intermittenza e una classe politica che addebitava agli enti intermedi tutti i mali dell’Italia, l’agonia delle Province sta per finire. Il crac finanziario forse riuscirà laddove non è riuscito il Parlamento con la riforma Renzi-Boschi, sonoramente bocciata dagli italiani con il referendum del 4 dicembre. Le Province da anni vanno avanti a stenti, provano a garantire la manutenzione di strade, scuole e verde pubblico, ma la loro missione è sempre più in salita. Lo Stato ha chiuso i rubinetti, o meglio li ha tenuti aperti solo per le Province ordinarie. Per le quelle speciali, sia sarde che siciliane, neanche un euro. Tocca alla Regione farsene carico, ma i soldi non ci sono. E così le Province, nonostante siano previste dalla Costituzione sullo stesso piano di Stato, Regione e Comuni, non sono messe in condizione di funzionare. Enti fantasma seppur costituzionalmente riconosciuti. «Viviamo una fase di stallo che peggiora di giorno in giorno – racconta Massimo Torrente, da tre anni commissario della Provincia di Oristano –. La diatriba tra Stato e Regione va avanti senza che si trovi una soluzione. Non possiamo neanche chiudere i bilanci. Il rischio concreto è il dissesto finanziario».

Il calvario è iniziato nel 2013 quando lo Stato ha prima ridotto e poi azzerato i trasferimenti per le Province. Un taglio che alla Sardegna costa 46 milioni di euro all’anno. Senza contare che da quel momento tutti gli enti locali sono tenuti a partecipare al Fondo unico di solidarietà con il loro contributo: l’isola dovrebbe dare 102 milioni all’anno, dei quali 36 dovrebbero arrivare proprio dalla Province. Usare il condizionale è d’obbligo, perché gli enti intermedi non dispongono di quei soldi. Tanto che lo Stato trattiene le uniche due entrate che spettano alle Province: gli incassi dell’imposta di trascrizione e della Rca auto. Circa 26 milioni di euro che ogni anno mancano all’appello. «Lo Stato non ha affrontato il problema delle Province e continua a trattenere le nostre entrate – afferma Guido Sechi, anche lui da ormai tre anni commissario della Provincia di Sassari –. Ogni anno lo Stato ci chiede 51 milioni di euro e ogni anno noi ci indebitiamo con lo Stato per 20 milioni. È assurdo che questo avvenga di fronte a una situazione così precaria. Siamo l’unica Provincia che quest’anno è riuscita ad approvare il bilancio, attingendo le risorse dall’avanzo di amministrazione. La nostra fortuna era avere questo avanzo, ma ora è finito. Però il debito con lo Stato resta».

Grazie a questo avanzo, dovuto soprattutto alla fusione di Sassari con una Gallura dalle casse piene, la Provincia è riuscita a portare a casa risultati importanti. «Abbiamo aperto la strada dell’Anglona, la Sassari-Porto Torres, abbiamo completato la strada per Pattada, è in fase di esecuzione la Olbia-Abbasanta – racconta Sechi –. Inoltre, c’è la Multiss, la società in house, che garantisce i servizi di manutenzione nelle scuole, mentre agli altri servizi pensiamo direttamente noi. Ma non so quanto questa situazione potrà durare». A tinte ancora più fosche lo scenario delineato da Torrente. «Dobbiamo restituire allo Stato milioni che noi non possiamo coprire – spiega –. Stiamo lavorando in gestione provvisoria, ma c’è il forte rischio che le somme che ora impegniamo potremmo non averle mai a disposizione. Noi tre anni fa siamo stati nominati per accompagnare questi enti verso la scomparsa, ma dopo il risultato referendario le Province hanno riacquisito appieno i loro poteri. Ma nessuno si muove e noi continuiamo a gestire questi enti fantasma». Torrente fa l’esempio dello sfalcio. «A Oristano abbiamo mille chilometri di strade, ma solo 250mila euro di risorse. Ne servirebbero 800mila, ma noi possiamo garantire lo sfalcio solo per 4-500 chilometri con 13 cantonieri. Ne restano scoperti la metà. E così ci arrivano le multe della forestale. Succede, insomma, che la Regione non ci dà le risorse, ma introita i soldi delle multe». I commissari auspicano un incontro a breve con la Regione per risolvere «in modo strutturale il problema», ma con un occhio sempre al calendario. Le elezioni dei consigli provinciali dovranno tenersi entro il 15 ottobre, anche se c’è sempre l’incognita di una proroga dei commissari. D’altro canto, quando sono stati nominati, nel giugno 2015, l’incarico sarebbe dovuto durare sei mesi, al massimo - ma esagerando - un anno.