Lo scioglimento dell’Aras scatena accuse incrociate

Caria attacca i vertici dell’associazione e oggi con Spanu incontra la Madia FI: «Fatto gravissimo». Mozione del Partito dei sardi: «Disegno accentratore»

SASSARI. La notizia della messa in liquidazione di Aras da parte dell’assemblea straordinaria dei soci ha avuto l’effetto di una polveriera. Un po’ a scoppio ritardato, per la verità, dato che lo scioglimento è arrivato dopo mesi in cui indifferenza e scelte quantomeno discutibili hanno di fatto aperto la strada a un epilogo per certi versi scontato e che stando così le cose avrà risvolti drammatici per un settore nevralgico dell’economia sarda. A fare da detonatore sulla fine dell'Associazione regionale allevatori della Sardegna, che da circa 35 anni gestiva per conto della Regione l’assistenza alle aziende zootecniche, è stato un comunicato del collegio dei liquidatori.

Attacco alla Regione. Vi si spiega che «l’assemblea dei soci in seduta ordinaria ha approvato il bilancio consuntivo relativo all’esercizio 2016 dal quale emerge una perdita di esercizio pari a 1.942.672 euro tale da ridurre il patrimonio dell’ente ad un importo negativo di 1.915.116 euro». E le colpe principali della situazione sono scaricate su Laore, agenzia regionale: «Di fronte a tale situazione connessa principalmente al mancato riconoscimento da parte di Laore di crediti dal 2014 al 2016 per un totale di 1.587.761 euro, i soci hanno deliberato in merito all’impossibilità di provvedere alla copertura del pesante deficit patrimoniale e quindi di procedere allo scioglimento e alla messa in liquidazione». E ancora: «Il collegio dei liquidatori si è dichiarato sin da subito disposto a cedere il ramo d’azienda afferente l’attività di assistenza tecnica a un altro ente individuato dalla Regione al fine di salvaguardare l’attività di assistenza tecnica ed i lavoratori, ovvero a valutare la ricostituzione in bonis dell’ente qualora la Regione intervenga a risanare la situazione deficitaria».

Le ragioni dell’assessore. L’assessore regionale all’agricoltura Pier Luigi Caria è saltato sulla sedia: «Attribuire più o meno velatamente lo scioglimento a mancati trasferimenti finanziari da parte di Laore è inaccettabile – afferma –. Il dissesto di bilancio che ha colpito l'Aras non è certo imputabile alla Regione che nulla ha a che vedere con la gestione dell'associazione privata. Al contrario ci siamo attivati da subito per trovare le giuste soluzioni che portassero a un superamento delle criticità, così da garantire i posti di lavoro, le professionalità e le preziose prestazioni dei dipendenti. In totale autonomia invece i commissari straordinari hanno deciso di avviare la liquidazione, non prendendo quindi in considerazione la richiesta da noi presentata di un rinvio di almeno 30 giorni. Tempo importantissimo in cui portare a termine le trattative in corso con il ministro della Funzione pubblica Madia, dove domani (oggi, ndc) si terrà il secondo incontro in pochi giorni».

Mancano le pezze. Caria precisa poi che le risorse non ancora trasferite da Laore all’Aras «sono ferme poiché non sono mai state presentate le pezze giustificative che motivino la liquidazione». Per Luigi Lotto e Franco Sabatini presidenti delle commissioni attività produttive e bilancio, si tratta di «un atto ostile, alla vigilia del nuovo incontro tecnico a Roma: la Madia non ha assolutamente chiuso le porte a un riordino del sistema delle agenzie agricole sarde, grazie al quale la Regione, che ha sempre finanziato Aras, potrebbe assorbire sia i suoi dipendenti che quelli Apa». La direttrice di Laore Maria Ibba rivendica il fatto che l’agenzia «è stata sempre disponibile e collaborativa prima con le richieste di Aras, poi dei commissari straordinari e dell’Aia, tenendo anche conto delle difficoltà finanziarie in cui versava associazione», come testimonia la celerità e l’anticipo nel trasferimento dell’acconto sul primo quadrimestre 2018, non appena la finanziaria lo ha consentito.

Le reazioni. Alessandra Zedda, capogruppo, e Antonello Peru, vicepresidente, in Consiglio regionale di Forza Italia, parlano di «un fatto gravissimo causato dal mancato rispetto degli impegni assunti dalla Giunta», e richiamano l’ordine del giorno approvato in Consiglio il 14 marzo che «impegnava la Regione a sanare la situazione derivante dalla mancata o non puntuale erogazione degli stipendi, a porre in essere ogni azione possibile per interrompere le procedure di licenziamento dei dipendenti Apa e a presentare entro il 30 aprile una proposta». Il deputato forzista Pietro Pittalis afferma di non comprendere «l’inerzia della Regione, con un danno gravissimo all’esercito di professionisti impegnato nell’azienda e che sarebbero dovuti essere stabilizzati in Laore. Con la messa in liquidazione sono state disattese le promesse per una legge tesa a stabilizzare gli operatori».

La mozione del PdS. Infine, il gruppo del Partito dei sardi in Consiglio, guidato da Gianfranco Congiu, ha presentato una mozione con cui si chiede al governatore, alla Giunta e a Caria di «contrastare con ogni mezzo consentito e in ogni sede, non escluse – eventualmente – quelle giudiziarie, il disegno accentratore dell’Aia e della Coldiretti; a garantire la permanenza in Sardegna di
tutti i servizi e di tutti i livelli occupativi attualmente esistenti in capo all’Aras; a promuovere immediatamente un modello gestionale dei servizi in agricoltura sottratto a qualsiasi forma di centralizzazione ed esproprio dei dati e delle conoscenze».

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