Aras, il Governo attende la proposta della Regione

Caria e Spanu concordano coi ministeri un nuovo vertice per soluzioni condivise Copagri preoccupata per benefici Ue, analisi del latte e benessere animale

ROMA. La Regione cerca di correre ai ripari per salvare il futuro della zootecnia sarda messa a serio (serissimo) rischio dalle vicende di questi ultimi mesi riguardanti le associazioni degli allevatori Aras e Apa che si occupano dell’assistenza tecnica e della genealogia, con oltre 300 dipendenti a rischio. Riguardo all’Aras, a pochi giorni dal vertice col ministro Madia, ieri c’è stato un nuovo incontro al Roma tra gli assessori all'agricoltura Pier Luigi Caria e al personale Filippo Spanu, e i dirigenti dei dipartimenti della funzione e degli affari regionali e dei ministeri delle politiche agricole e dell'economia. Ciò che è scaturito è che entro una settimana la Regione presenterà al governo (ministero dell’economia) una proposta operativa sulla vertenza Aras per una verifica della copertura e della sostenibilità finanziaria secondo i criteri di coordinamento della finanza pubblica. Entro due settimane è invece previsto un nuovo confronto «per pervenire a una soluzione condivisa».

«Abbiamo ribadito – dicono Caria e Spanu – la necessità di garantire quanto è stato richiesto dal Consiglio regionale in relazione al rafforzamento dell'organizzazione del settore zootecnico e alla tutela dei posti di lavoro e delle professionalità esistenti. In considerazione della delicata situazione di Aras e della urgenza di adeguate misure per il comparto, si è condiviso un percorso che prenderà le mosse dagli strumenti disponibili sulla base della legge n. 3 del 2009 con la definizione di una successiva riorganizzazione più complessiva del settore».

Preoccupazione viene espressa dalla Copagri dopo la nuova svolta relativa alla messa in liquidazione di Aras. Ignazio Cirronis, presidente regionale, dice che «si chiude una pagina buia caratterizzata da una scellerata gestione privatistica di servizi pubblici che ha messo in crisi la zootecnia isolana e posto sul lastrico oltre 300 lavoratori, spesso di grande professionalità e capacità». E critica la Regione «che ha destinato a queste strutture, in oltre trent’anni, qualche centinaio di milioni di euro al valore attuale, ma non è stata in grado nemmeno di spostarne in avanti la liquidazione per ricercare una soluzione di rinnovamento».

«Ci si chiede – dice Pietro Tandeddu, direttore regionale – come proseguiranno le attività di formazione nel campo del benessere animale, funzionali all’ottenimento dei benefici comunitari, come saranno garantiti i servizi di analisi del latte presso il laboratorio di Oristano che sono alla base della remunerazione del latte conferito ai caseifici, come verranno svolte le attività dirette ai controlli funzionali e alla tenuta dei libri genealogici delle razze sarde anch’esse dirette alla valorizzazione delle nostre produzioni zootecniche».

Nel frattempo, sul versante Apa (le associazioni provinciali, anch’esse commissariate, che si occupano soprattutto di tenere i libri genealogici delle razze autoctone), il Consiglio dei ministri ha approvato un controverso decreto legislativo che accentra a livello nazionale la gestione della materia.
Confermando che dietro questa vicenda ci sono giochi e interessi molto forti che tengono in nessun conto le esigenze delle economie locali. Quello che viene paventato come un piano di Aia di controllare il sistema delle certificazioni sta trovando insomma puntuale applicazione.



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