Arru: «La vittoria sulla peste suina è a un passo»

Da Santa Giusta la buona notizia: 2 soli focolai nel 2018. Esperienze sarda e spagnola a confronto

SANTA GIUSTA. La notizia più attesa è arrivata dall'assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru: «Gli abbattimenti dei maiali allo stato brado stanno per terminare. Possiamo già pensare che la grande emergenza, compreso il divieto di esportazione dele carni stanno per diventare soltanto un brutto ricordo». Non è l'unica, importante novità sul fronte della lotta contro la peste suina africana, arrivata ieri mattina nel corso di «Suinicoltura 2.0», giornata di studio organizzata al centro civico di Santa Giusta da Coldiretti.

In una sala strapiena di allevatori in attesa di conoscere il destino delle loro aziende, soprattutto di capire se allevare suini sarà nuovamente conveniente dopo il crollo del settore legato all'embargo sanitario per le carni e gli insaccati sardi, i maggiori esperti a livello internazionale di Psa, come il professor Jose Manuel Sanchez Vizcaino, esperto spagnolo che dal 2014 collabora con la Regione nel piano di eradicazione del virus, non hanno portato unicamente le esperienze del Paese iberico, che oltre a cancellare per sempre la malattia oggi è il maggior produttore ed esportatore in Europa della carne suina e dei suoi derivati. La scelta di adottare gli stessi modelli di lotta, specie quelli dell’Estremadura, non è stata casuale: «Quella regione ha caratteristiche molto simili alla nostra realtà: economia basata su un’agrozootecnia fortemente caratterizzata dall'allevamento brado», ha spiegato Arru.

I lavori, coordinati dal direttore regionale di Coldiretti, Luca Saba e introdotti dal presidente oristanese, Giovanni Murru, hanno fatto il punto sulla situazione isolana del comparto, gravemente danneggiata da 40 anni di epidemia. «Oggi infatti, con appena 150mila capi censiti, divisi fra 15mila allevatori siamo precipitati ad una media di 10 suini per azienda, livelli da attività più hobbistica che imprenditoriale», ha detto Alessandro De Martini, direttore generale dela Presidenza della Giunta e responsabile unico dell’Unità di progetto per l’eradicazione della Psa. In 4 anni di attività, il piano di eradicamento ha ribaltato la situazione isolana, con un numero di focolai ridotta dai 109 del 2013 ad appena 2 registrati nell’anno in corso. «A questo punto si può affermare che esiste la possibilità di una eradicazione definitiva» ha aggiunto De Martini. Come accaduto in Spagna, dove la peste suina era presente dal 1960: un piano partito nel 1986 ha permesso in dieci anni di cancellare quello che era diventato un vero incubo per gli allevatori. Oggi la Spagna ha raddoppiato le esportazioni e i capi allevati sono quintuplicati.

Anche in Sardegna si punta a cancellare il pascolo brado con sistemi di allevamento all'aperto in zone recintate sicure sul fronte sanitario e, soprattutto, per un periodo limitato alla fase di ingrasso pre-macellazione. Come in Estremadura, dove oggi, come ha riferito Idelfonso Gomez Gomez, il più importante allevatore industriale della regione spagnola, il problema era legato ad un utilizzo non controllato delle terre pubbliche, oggi, gestite da cooperative che si occupano
di ingrasso e macellazione. Anche in Sardegna saranno adottate le stesse misure sanitarie illustrate dal direttore generale del dipartimento agricoltura e allevamento dell’Estremadura, Antonio Cabezas Garcìa, per impedire che gli allevamenti possano essere contaminati dal virus.



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