Per la holding cinese la Sardegna è una miniera

Fosun interessata a investire: anche voli diretti con Shangai 

CAGLIARI. Hotel e strutture turistiche da comprare, da costruire o da inventare. E posti che possono diventare miniere d'oro. Nella lista dei possibili investimenti ci sono anche ex arsenale (La Maddalena), aeroporti (forse quello militare di Cagliari) e Burgos. E addirittura collegamenti: i turisti cinesi potrebbero sbarcare nell'isola con un diretto Shangai-Sardegna. L'ipotesi di un ponte aereo intercontinentale non era mai saltata fuori. A suggerirla è stata Julia Gu, vice presidente della holding Fosun, proprietaria di Club Med e di tanto altro, evidentemente convinta dal viaggio non proprio facilissimo per arrivare in Sardegna, per parlare con i vertici della Regione. Un consiglio che non ha lasciato indifferente Francesco Pigliaru: «Ci lavoreremo», ha detto il presidente.

Il gruppo Fosun non scherza. È un nome serio. Anche finanziariamente: può vantare un fatturato di 14 miliardi di euro con un utile di 1,7 miliardi l'anno. Alla guida del Cda c'è un imprenditore, il fondatore, che si chiama Guo Guangchang, 51 anni. Nel suo impero c'è un po' di tutto. Sembra un governo con i ministeri: salute (ospedale e farmaci), turismo (club Med e partecipazioni alla Thomas Cook) e sport. Soprattutto calcio: la squadra dei Wanderers è neopromossa in Premier League e giocherà il prossimo anno con Manchester, Liverpool e tutto il top del calcio inglese.

Ieri il gruppo si è presentato a Cagliari con tre delegati: oltre la vicepresidente c'erano il direttore degli investimenti Bruce Zhou e un altro rappresentante del colosso, Elmer Cai. Dall'altra parte del tavolo Pigliaru e il vicepresidente Raffaele Paci. In mezzo a loro uno schermo collegato a internet per andare subito a vedere posti e possibilità. Ad esempio, nelle battute finali dell'incontro è comparso sul monitor il porto canale di Cagliari. Ma la delegazione vuole vedere i siti anche da vicino. E infatti ha cominciato un tour che andrà avanti sino a domani. Ma non solo per vedere genericamente le bellezze della Sardegna. Ma per studiare ipotesi concrete di investimento.

«Non abbiamo parlato di nuove cubature – ha detto Pigliaru – ma abbiamo invece sottolineato le enormi possibilità che possono derivare dal dare nuova vita a quelle che esistono già e che non sono valorizzate». Ad esempio l'ospedale Marino, al Poetto. Fosun prudente, ma concreta: «Analizzeremo la situazione – non si è sbilanciata Gu – passo dopo passo». E ha sottolineato l'importanza dei collegamenti point to point. Come dire: i turisti devono prendere un solo aereo. E stare bene. Questo è un punto chiave. «La richiesta è quella di un turismo di qualità – ha detto Pigliaru dopo la riunione – in luoghi poco affollati e con molta quiete. Questi incontri si fanno per conoscersi e si fa un passo alla volta. Questa è stata l'occasione per confrontare interessi e opportunità. Il punto essenziale è che la Cina ha un mercato in crescita con famiglie dal reddito in salita. Sono turisti che vogliono qualità. E la Sardegna ha quello che viene richiesto: nell'ambiente, nella cucina, nell'arte». Il futuro? «Spero – ha detto Paci– che possano presto iniziare nuovi, importanti e proficui rapporti commerciali e turistici».

Pigliaru conferma che questo non è l'unico contatto con gruppi cinesi. L'ultimo contatto “conosciuto” è quello con una delegazione rappresentata in Italia da Irene Pivetti. Ma, ha sorriso il presidente, ce ne sono stati anche altri. A spianare la strada era stata la tappa, nel 2016 a novembre, fra Cagliari e Nora, del presidente della Repubblica popolare Xi Jinping. In più c'è la presenza dell'ambasciatore italiano a Pechino: dal 2015 è il sardo Ettore Francesco Sequi. Operazioni
già fatte: l'apertura, nel Centro ricerche di Pula, del laboratorio misto fra Huawei e il Crs4. E la partecipazione cinese ad Alimenta per il latte in polvere. Imminente anche l'approdo di Zte. Ultima novità: due gruppi cinesi – ha detto Pigliaru – hanno chiesto notizie di Keller.

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