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In prima media sono otto e arrivano da sei Comuni

Ruinas, Senis, Mogorella , Assolo, Villa Sant’Antonio e Asuni Insieme fanno 2641 abitanti, ma non nascono più bambini

INVIATO A RUINAS. Quando alle 8.30 suona la campanella non c’è bisogno di fare l’appello. Basta uno sguardo per capire che il registro alla voce assenze non verrà “sporcato”. I banchi – quattro e sistemati in un’unica fila orizzontale – sono tutti pieni. Gli studenti – otto – sono al loro posto, sulle loro seggiole. Tanius arriva da Senis, Claudio da Asuni, Rebecca, Nicolo e Cristian da Mogorella. Sara ha preso lo scuolabus ad Assolo, Tommaso ha fatto il suo viaggio mattutino da Villa Sant’Antonio, Elena è l’unica alunna di Ruinas, il paese che ospita una delle tre scuole medie dell’istituto comprensivo di Ales che ha altre due sedi, una proprio ad Ales e l’altra a Usellus.

Ma questa prima, una classe mista con sei alunni del 2006 e due anticipatari del 2007, ha qualcosa di particolare: i numeri. È lo specchio di quella Sardegna che da un lato perde abitanti, dall’altro cerca di organizzarsi e resistere in attesa che la cicogna ritorni a volare sulle sue terre sempre più vuote. È la Sardegna che cerca di far sentire comunque vivi i suoi figli, che prova a non perderli. A Ruinas, in quella prima media che non può che regalare un sorriso perché ha i suoni e i volti di storie d’altri tempi lette sui libri o viste in qualche film, sono raggruppati i ragazzini di sei Comuni. Sono esattamente quelli da cui provengono gli alunni di questa classe ridotta ai minimi termini, ma indispensabile come mai per evitare di alzare la bandiera bianca nella lotta allo spopolamento.

Ruinas conta 669 abitanti, Senis 450, Mogorella 444, Assolo 382, Villa Sant’Antonio 352 e Asuni 344. In tutto, i sei paesi che fanno parte dell’Unione dei Comuni dell’Alta Marmilla, arrivano a 2.641 abitanti. E se sino a qualche anno fa, le comunità resistevano e comunque continuavano a fare figli, qualcosa si è interrotto proprio a metà dello scorso decennio. Così, in quelle bellissime terre collinari a circa mezzora di macchina da Oristano e ora rinfrancate anche dalle piogge finalmente copiose, bisogna organizzarsi per evitare il deserto d’anime. È dentro una scuola spaventosamente meno frequentata rispetto a solo dieci anni fa che la parola spopolamento smette di essere qualcosa di astratto. Il vuoto, accentuato dal fatto che la terza media è in gita, diventa qualcosa di molto concreto e tangibile. Si inserisce sul solco dei dati ultimi. Altri numeri: sono quelli che dicono che il prossimo anno scolastico le aule dell’isola saranno frequentate da 2.601 alunni in meno.

Per battere lo spopolamento (anche quello scolastico) e garantire alle giovani generazioni un futuro, bisogna allora ingegnarsi. Proprio l’Unione dei Comuni dell’Alta Marmilla – 19 paesi per poco più di 9mila abitanti – mette a disposizione il servizio dei trasporti. Il primo a prendere sul pulmino è Claudio. Alle 7.45 l’autista lo fa salire sullo scuolabus che prosegue il suo viaggio fino a Villa Sant’Antonio dove scendono i bambini che lì frequentano la scuola primaria, le tanto care vecchie elementari. Una volta che i piccoli sono in classe, prosegue il suo viaggio sino a Ruinas dove i compagni di una (breve) vita di studio iniziano la lezione.

Dalla scuola primaria Tanius, Claudio, Rebecca, Elena, Nicolò, Tommaso, Sara e Cristian condividono aule, libri, insegnanti e la strada verso il domani. Insieme hanno iniziato il percorso scolastico, insieme lo compiranno sino al momento della scelta delle superiori. «Eravamo dieci in prima elementare – raccontano –, poi un nostro compagno si è trasferito e un altro è stato bocciato. Adesso siamo otto. È bello essere in una classe così piccola? Si perché i professori ci seguono meglio però. Insomma, veniamo sempre interrogati tutti, invece nelle classi numerose a volte non ti interrogano». Valutazioni innocenti e schiette che strappano un sorriso, mentre un po’ chiassosi, eccitati per l’insolita visita, mostrano alcuni lavori fatti in classe sui miti greci, ora appesi sulle pareti tra i ritratti di Peppino Impastato, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino; poi, di fronte al loro professore di lettere Roberto Scema, simulano un’interrogazione di geografia trasformandola in un reportage giornalistico. C’è chi prende la sedia e fa finta che sia una telecamera che riprende i due cronisti. Uno chiede quali siano gli effetti della Corrente del Golfo sul clima dell’Europa, l’altro risponde fingendo di avere un microfono in mano ed espone le sue conoscenze ai compagni di classe.

Infine un giro tra l’aula di musica, quella di arte, la palestra, la sala di informatica. Una passeggiata gioiosa attraverso le stanze dell’istruzione di chi ancora non sa cosa farà da grande né sa se tra dieci anni quell’avamposto esisterà ancora o se al contrario sarà sprangato. Chiuso per spopolamento, per mancanza di giovani sorrisi.

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