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Gli investimenti nell’isola dei gruppi finanziari cinesi

Non solo il fondo Fosun, le aziende orientali puntano su turismo e agroalimentare. L’attenzione è aumentata dopo la visita del presidente cinese in Sardegna

SASSARI. La Cina ha scoperto la sua America in Sardegna. Non solo il super fondo di investimento Fosun, sono tanti i gruppi finanziari del profondo Oriente che hanno messo gli occhi su pezzi pregiati dell’isola.

Il mercato globale parla sempre più cinese e la nazione che detiene oltre 1600 milioni del debito Usa ha deciso di investire la sua immensa liquidità anche nell’isola. La diversificazione porta i gruppi cinesi a puntare non solo sul turismo e sulle infrastrutture, ma anche sull’agroalimentare e su industrie che sembrano poco competitive.

Xi Jinping. Ad aprire la via nel 2016 c’è stata la visita del presidente cinese Xi Jinping in Sardegna. In quella occasione si sono messe le basi per l’invasione dei capitali cinesi nell’isola. In realtà fino a ora più predicati che realizzati. Perché di Yuan fino a oggi non se ne sono visti tantissimi.

Latte. L’accordo che già esiste è tra privati, ed è stato siglato dal gruppo sardo Alimenta, controllato dall’imprenditore Gualtiero Cualbu, con la Blue River Dairy, un colosso cinese che si occupa tra le altre cose della produzione di latte per l’infanzia. Di fatto la Blue River è entrata nel capitale di Alimenta con l’apertura dello sterminato mercato cinese al latte ovino. La compagnia promette anche investimenti consistenti, oltre 50 milioni di euro, per far crescere l’azienda sarda.

Forte Village. È uno degli obiettivi degli investitori cinesi. Un resort nelle mani dei fratelli ceceni Musa e Mavlit Bazhaev, imprenditori dell’oil &gas e vicini al presidente russo Vladimir Putin. L’attuale proprietà potrebbe anche vendere, anche se il prezzo non è accessibilissimo, si parla di 350 milioni di euro. Ma i cinesi non sembrano troppo preoccupati dalla valutazione monstre della struttura che nel 2016 ha generato un giro di affari di 72 milioni di euro. Tanto che a contenderselo ci sono fondi sovrani e colossi finanziari del profondo oriente.

Keller. Si parla di un interesse di alcuni gruppi di investitori cinesi anche per far ripartire lo stabilimento della Keller a Villacidro. Ma in questo caso i gruppi orientali sono stati più bravi a scomparire che a mantenere i loro impegni. A marzo si parlava di un interessamento della Crrc Zhuzhou Locomotive Ltd, incontrata anche dal governatore Pigliaru, ma l’accordo non si è mai chiuso.

Fosun. Ma il gruppo che sembra pronto a rovesciare i suoi dollari sull’isola è il fondo Fosun, fatturato da 14 miliardi di euro e utili per 1,7. A guidare il fondo è Guo Guangchang, 51 anni, considerato da Forbes uno degli uomini d’affari più ricchi al mondo. Nel 2018 gli è stato accreditato un patrimonio di 8,7 miliardi di dollari. Il fondo controlla il tour operator globale Thomas Cook ed è proprietario del Club Med.

Il fondo ha già un’idea dei pezzi che vuole portare a casa. Su tutti l’ex Arsenale con il porto e l’ex ospedale militare della Maddalena. Costruiti per il G8 e mai aperti. Ma anche alcune ex servitù militari affacciate sul golfo di Cagliari, a Calamosca. Interesse anche per la Scuola della polizia a cavallo, a Burgos.

Non solo turismo. In realtà il primo sbarco dei cinesi in Sardegna è stato hi-tech. Il colosso cinese Huawei a Pula, nel centro di ricerche del Crs4, ha aperto un laboratorio di ricerca proprio in collaborazione con lo stesso Crs4. Dopo queste premesse resta ancora da capire quanto queste manifestazioni di interesse si trasformeranno in un reale sbarco dei capitali cinesi in Sardegna. (l.roj)