Pds, mobilitazione per il latte e i Comuni

La direzione rinviata al 25: «Organizzeremo due grandi eventi». Il 21 assemblea decisiva per il Pd

CAGLIARI. Il Partito dei sardi ha rinviato di una settimana la direzione nazionale: da questo venerdì al prossimo, il 25 maggio, sempre a Tramatza. Il motivo del rinvio è spiegato sul blog «Sardegna e libertà», in un editoriale a firma del segretario del Pds Paolo Maninchedda. Dopo aver elencato i troppi fronti ancora aperti – dai difficili rapporti con lo Stato alla sanità fino alla vertenza Ottana – ha scritto: «Stiamo preparando due eventi di grande mobilitazione, sul latte e sui Comuni ma le questioni che ho elencato sono oggi sul tavolo e richiedono un forte impegno immediato. Per tutti questi motivi, ma soprattutto per le richieste di partecipazione anche di militanti e consiglieri regionali di altri partiti alle discussioni dei nostri organi di partito, abbiamo spostato la riunione del direttivo nazionale». Direttivo, va ricordato, che era stato convocato dal Pds come «naturale prosecuzione della manifestazione di fine aprile a Ottana contro la desertificazione della Sardegna centrale».

Tra l’altro l’ultima settimana di maggio potrebbe essere decisiva, in vista delle elezioni regionali del 2019, anche per un altro motivo. Lunedì 21, ancora a Tramatza, è convocata l’assemblea del Pd, rinviata di una settimana, inizialmente era prevista questo venerdì, in attesa dell’esito di quella nazionale che sarà sabato a Roma. I due appuntamenti sono legati fra loro, perché se i delegati dell’assise romana non dovessero votare il successore del dimissionario Matteo Renzi, ma decidere invece di puntare a un nuovo congresso, leggi primarie, potrebbero esserci diverse ricadute anche sul Pd sardo. Pd sardo che, a sua volta, è ancora imballato su queste due ipotesi: congresso subito per scegliere chi dovrà subentrare al segretario quasi dimissionario Giuseppe Luigi Cucca, è questa la proposta della corrente guidata da Renato Soru, oppure votare in assemblea il passaggio di testimone ma senza che ci sia
una «pericolosa crisi al buio», come vorrebbero invece i renziani e gli ex Diesse. Infine a terza corrente, quella dei popolari-riformisti, che ha questo obiettivo: un referendum fra gli iscritti per rendere autonomo il partito dalla segreteria nazionale prima delle Regionali del 2019..

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