Cucca ha l’influenza slitta l’assemblea del Pd

I democratici costretti a rinviare per una seconda volta l’analisi del dopo voto Ma prende corpo l’ipotesi di confermare il segretario fino a settembre 

CAGLIARI. Il Pd, anche in Sardegna, non si fa mancare davvero nulla e conferma che dopo il 4 marzo il destino non è di sicuro dalla sua parte. Stavolta l’assemblea regionale, era prevista ieri ad Abbasanta. è stata rinviata a data da destinarsi per «un’improvvisa indisposizione fisica» del segretario e senatore Giuseppe Luigi Cucca. Così ha scritto la presidente del partito, Lalla Pulga, nel messaggio che in tarda mattinata è rimbalzato da un telefonino all’altro, quando ormai gran parte dei delegati era pronta a salire in auto per la trasferta fino al centro congressi del Nuraghe Losa. C’è chi ha subito pensato a un rinvio strategico, ma le malelingue sono state smentite poco dopo. Da Nuoro è arrivata la conferma che per il segretario era stato un pessimo fine settimana: influenza e febbre alta, la diagnosi del medico. Con Giuseppe Luigi Cucca bloccato in casa e su sua richiesta, l’assemblea è stata rinviata di qualche giorno. A quando? Potrebbe essere riconvocata alla fine di questa settimana, ma se la data fosse venerdì 25 maggio sarebbe in contemporanea con la direzione nazionale del Partito dei sardi, che proprio quel venerdì si riunirà a Tramatza. Ed è una concomitanza che nel Pd nessuno vuole e quindi la data più probabile per il proseguo dell’assemblea dem dovrebbe essere all’inizio della prossima settimana.

Secondo rinvio. Nonostante in corsa e per scaramanzia la sede fosse stata spostata – dalla mai fortunata Tramatza, almeno per il Pd, ad Abbasanta – l’assemblea post elettorale comincia a essere un miraggio. L’11 maggio era stata rinviata una prima volta a causa della convocazione di quella nazionale, otto giorni dopo a Roma, ora è saltata per «cause di forza maggiore». Ma al di là dell’influenza che ha colpito il segretario, forse questo nuovo stop alla fine potrebbe essere più utile del previsto. Secondo diverse indiscrezioni, sarebbero a buon punto le trattative interne per uscire da uno stallo che dura da oltre due mesi. Stallo cominciato all’indomani della legnata elettorale incassata alle Politiche di marzo, col Pd crollato al 14,8 per cento, in Sardegna, e distanziato di quasi 28 punti dal Movimento Cinque stelle. Di fronte al disastro, il lavoro recente delle diplomazie messe in campo dalle tre correnti – renziani, popolari-riformisti e soriani – potrebbe aver sgretolato il muro del tutti contro tutti di questi ultimi mesi.

Tregua possibile. Sono due le ipotesi che girano con maggior insistenza. La prima è questa: il segretario regionale Giuseppe Luigi Cucca, sostenuto ormai solo dai renziani e dagli ex Diesse, rimarrebbe in carica fino a settembre, mese in cui dovrebbe essere convocato il nuovo congresso regionale. Di fatto questa soluzione sarebbe la fotocopia di quella che, a Roma, ha evitato lo scontro fratricida nell’assemblea nazionale della settimana scorsa. Maurizio Martina è stato confermato nella carica di reggente fino al prossimo congresso, stavolta nazionale annunciato per i primi di ottobre. In Sardegna, a gestire la fase di transizione sarebbe invece lo stesso Cucca, che a questo punto non si dimetterebbe, ma non rimarrebbe da solo. Ad affiancarlo dovrebbe essere una segreteria provvisoria, con l’incarico di organizzare la fase precongressuale. Che per forza di cose in Sardegna dovrà cominciare prima di quella nazionale visto l’appuntamento con le elezioni regionali all’inizio del 2019. Su questa soluzione sarebbero molto vicini all’accordo i renziani e gran parte dei popolari-riformisti. Anche i soriani vedrebbero abbastanza bene l’ipotesi di un armistizio fino a settembre, rinunciando a questo punto alla richiesta finora perentoria di un congresso subito prima dell’estate. La seconda ipotesi invece è questa: sarà la prossima assemblea dei delegati a eleggere il successore di Cucca, che però dovrebbe dimettersi, e in ogni caso il nuovo segretario sarà comunque un reggente fino a settembre. È una soluzione che piacerebbe di più alla maggioranza dei soriani, ma ha un rischio: servirebbe un segretario super partes, ma ora nessuna delle correnti ha il nome giusto per evitare l’immancabile fuoco di fila dei veti incrociati che si scatenerebbe in un attimo. Per questo, alla fine, sarà proprio Cucca, più una nuova segreteria, a gestire la fase di transizione fino al congresso.

Troppe alchimie. Però tutto questo il Pd dovr dovrà deciderlo in tempi molto brevi. Dopo la sconfitta elettorale, è rimasto ostaggio delle sue esagerate alchimie interne. Mentre il resto del centrosinistra è proiettato
da settimane su quelle che potrebbero essere le alleanze nel 2019. Se il Partito democratico non dovesse riuscire a darsi una scossa entro metà giugno, potrebbe arrivare in ritardo al tavolo delle trattative e trovarsi semmai di fronte a decisioni già prese da altri. (ua)

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