Ha 2 anni, affidata al padre il paese sta con la madre

La donna si ribella e non consegna la piccola agli assistenti sociali

ORISTANO. Tra le carezze di una mamma e il viso di una bimba c’è un mare di mezzo. Questa mamma ha scelta di infrangere la legge per esercitare i diritti che il giudice le ha assegnato, dopo la decisione di affidare la piccola al padre che però vive nella penisola. E così la storia, purtroppo ordinaria, del contrasto su due ormai ex coniugi, è diventato il terreno per una rivolta contro la decisione del magistrato, contro gli assistenti sociali e persino contro i carabinieri. La rivolta l’ha messa in atto la mamma, che davanti all’affidamento in via esclusiva al padre della sua bambina deciso dal giudice, ieri si è rifiutata di consegnare la piccola prima alle assistenti sociali, e quindi ai carabinieri. A sostenerla, il suo paese, un piccolo centro dell’oristanese che è sceso letteralmente in piazza. Una barriera umana ha impedito la separazione tra mamma e figlia, e verrebbe da dire meno male, nel senso che un altro modo per risolvere questa contesa, senza lacerazioni traumatiche per la piccola, dovrà pur esserci.

La vicenda è terribile, e raccontarla non è semplice perché si parla di cose delicate e gravi. E soprattutto perché di mezzo c’è una bambina che di tutto avrebbe bisogno fuorché di una sovraesposizione mediatica. Sembrerebbe che lei, la piccola, non si sia accorta di nulla: speriamo. Si parte dal fatto che la bambina sia stata affidata al padre. E nessuno, salvo le parti – e nelle sedi opportune – dovrebbe entrare nel merito perché qualunque cosa si dica rischia di essere frutto, bene che vada, di disinformazione. Posto che esiste il provvedimento, il fatto è che la madre non ha modo di vedere la figlioletta, anche nei modi stabiliti dal giudice. La ragione è proprio nel mare che c’è in mezzo tra lei, che risiede nel paesino, e la residenza dell’ex marito. Una lontananza penalizzante, devastante, al punto da far assumere la decisione più drastica. Non far rientrare la bambina dal padre nei termini stabiliti (non si spiega diversamente l’intervento degli assistenti sociali e dei carabinieri), barricarsi in casa e attuare una resistenza fin quando si potrà.

La donna è consapevole di aver infranto la legge. I suoi compaesani si sono schierati al suo fianco. Nel paese sono arrivati i media per documentare la storia. Lei sottolinea che il giudice le avrebbe suggerito di portare la residenza nella penisola, per poter stare più vicina alla figlia. Ma la donna non avrebbe la possibilità economica di farlo, e non sarebbe nemmeno riuscita a trovare un lavoro che le possa consentire un minimo di autonomia.

Quindi, la scelta di barricarsi in casa. Sul terrazzino campeggia uno striscione: “è un’ingiustizia”. Il deputato di Unidos Mauro Pili ha inviato una lettera al ministro della Giustizia
Orlando perché intervenga sulla questione. Non si vede bene come questo sia possibile, nella necessaria tutela della piccola prima di tutto, per il bene della quale dovrebbero essere stati assunti i provvedimenti che ora vengono messi così platealmente in discussione dalla madre.

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