Pigliaru plaude a monsignor Becciu: «Politica e Chiesa alleate»

Il governatore accoglie l’appello all’unità e ad azioni forti verso i più deboli. «È vero, servono scelte coraggiose. Noi ci siamo e non arretriamo dai territori»

SASSARI. Ha ragione monsignor Becciu a dire che in politica servono scelte coraggiose: perché bisogna convincere i giovani a non fare la valigia, a restare nella loro terra, con la forza dell’ingegno e una buona dose di coraggio. La Regione c’è e sta facendo la sua parte, assicura il governatore Francesco Pigliaru. Che nell’intervista del prossimo cardinale Angelo Becciu pubblicata sulla Nuova, legge un invito a fare sempre di più e meglio. Con la Chiesa che può essere un’alleata preziosa della politica.

Presidente, sullo spopolamento monsignor Becciu fa un richiamo forte ai doveri della politica, alla necessità di interventi vigorosi.

«Monsignor Becciu ha ragione. Lo spopolamento, come movimento di persone dalle aree rurali verso città e coste, è un problema comune a molte parti del mondo e per noi, in particolare, è un grande nemico. Ha cause complesse e radici antiche, e per combatterlo deve intervenire la politica con scelte forti, coraggiose, talvolta ingegnose».

Voi quali avete fatto?

«Siamo partiti dalla consapevolezza che per portare ad equilibrio le zone interne era necessario fare investimenti infrastrutturali sia materiali che immateriali importanti. Non solo abbiamo trovato e indirizzato allo scopo molte risorse, ma le abbiamo gestite e le gestiamo nella maniera più integrata possibile, perché ogni intervento vada ad essere parte di una visione complessiva strutturata».

Un esempio?

«Le connessioni. Nessuno aveva fatto investimenti simili sulla viabilità, sulle strade secondarie interne: 50 milioni dal Patto con il Governo, 120 dal mutuo infrastrutture e altri 60 dai Fondi sviluppo e coesione. Significa facilità di spostamenti per chi lì abita e maggiori possibilità di arrivarci per i turisti. Parallelamente abbiamo investito 148 milioni per portare la banda ultralarga in tutti i Comuni dando la precedenza proprio alle aree rurali: qui siamo nella top ten delle regioni europee più virtuose. Immediatamente collegata è la rete di videosorveglianza, 7 milioni che significano prevenzione e dissuasione dagli atti criminali, a partire da quelli ai danni degli amministratori che si susseguono con frequenza inaccettabile e che ora, grazie al Patto per la sicurezza firmato con il ministro Minniti, riusciremo a contrastare con più forza. E stiamo investendo per portare il metano ovunque nell’isola, non solo nelle città, per offrire energia a prezzi ben più bassi di quelli attuali».

Però il cardinale Becciu evidenzia il forte senso d’abbandono avvertito dai cittadini a causa di uno Stato che si ritira e taglia i servizi, spesso essenziali.

«La Regione non si ritira. Abbiamo tenuto intatto il Fondo unico, che premia soprattutto i piccoli paesi, e per combattere quella grande alleata dello spopolamento che è la disoccupazione giovanile abbiamo aggiunto LavoRas: oggi chi assume un giovane in Sardegna ha uno sconto sui costi di 12000 euro. Per accompagnare chi è maggiormente in difficoltà, tra Reis e cantieri di LavoRas, ci sono altri 90 milioni nella disponibilità dei Comuni. Ma siamo presenti in tanti altri modi e basti pensare a Iscol@, uno dei progetti di cui andiamo più orgogliosi: 300 milioni per 1500 cantieri tra manutenzioni straordinarie e 30 nuove scuole, più 30 milioni per attrezzature e arredi in 450 istituti. Il tutto per 160.000 studenti. Vuol dire che stiamo facendo un’azione robusta, del tutto inedita, contro la dispersione scolastica, che per le zone interne è un’altra gravissima piaga, quella che più di ogni altra ci ruba il futuro. E proprio nei luoghi più difficili andiamo a costruire le scuole del nuovo millennio: belle, sicure, accoglienti».

Come cercate di convincere i giovani a non andare via dai loro paesi?

«Potremmo tentare di tutto, ma nulla avverrà fino a che i giovani non riusciranno a percepire le aree interne come luoghi nei quali avere un lavoro di qualità. Non a caso abbiamo destinato 350 milioni alla programmazione territoriale integrata, costruita dal basso, con il protagonismo dei territori uniti in progetti pensati da loro, e per questo rispondenti ad esigenze reali. Al centro soprattutto ambiente, turismo, agroalimentare, cultura. Potenziali importanti che, nello specifico del Nuorese, possono contare anche sul Piano straordinario da 55 milioni. Poi gli incentivi per le imprese, e un programma di internazionalizzazione con cui abbiamo accompagnato ben 600 aziende alla conquista di nuovi mercati esteri. Sul fronte turismo abbiamo puntato con decisione sul bando per marketing e comunicazione, con 40 milioni nel triennio 2017-19 per attrarre vettori, operatori e turisti anche in bassa stagione, promuovendo la destinazione Sardegna».

Quali difficoltà incontrate nel tramutare le idee in progetti concreti?

«Non è stato semplice trovare così tante risorse né convincere sempre i territori a costruire percorsi condivisi. Ma sul fronte programmazione territoriale abbiamo ottenuto risultati importanti, con 8 progetti conclusi, 12 in via di elaborazione e 4 in avvio».

Il cardinale Becciu ha invitato i cattolici a riabbracciare la politica. Lei pensa che i valori del cattolicesimo portino ad affrontare in maniera più profonda i problemi legati al sociale, alla famiglia e ai più deboli?

«Ho grande rispetto per i valori della Chiesa e per il ruolo che può svolgere nell'orientare tutti verso azioni che superino egoismi e divisioni e guardino invece all'interesse generale. Andare oltre
queste contrapposizioni è una delle battaglie più importanti da vincere. Nella nostra regione la lotta allo spopolamento, per esempio, richiede una collaborazione finora inedita, il superamento del pensare per campanili. La Chiesa può essere una protagonista preziosa di questa battaglia».

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