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Travestiti da poliziotti all'alba bussano a casa di una 82enne e la derubano

E' successo a Buddusò, la banda ha sottratto mille euro e gli oggetti in oro custoditi in un cassetto

BUDDUSÒ. Hanno suonato a casa di una 82enne alle cinque del mattino, presentandosi come poliziotti che dovevano eseguire una perquisizione, ma pochi minuti dopo sono spariti con tutto l’oro che hanno trovato nei cassetti e con i mille euro in contanti della pensione di invalidità del figlio 54enne della donna.

Indossavano delle pettorine con la scritta “polizia” i tre malviventi che all’alba di ieri si sono presentati alla porta di casa di Giovanna Canu in via Generale Satta, a pochi metri dal centro di Buddusò. La donna si è lasciata convincere da quei tre uomini rassicuranti e li ha lasciati entrare in casa senza sospettare inizialmente che potessero essere dei truffatori. Solo dopo qualche minuto, quando li ha visti rovistare tra le sue cose Giovanna Canu ha realizzato che probabilmente non si trattava di poliziotti e - presa dal panico - è caduta in camera da letto procurandosi una sospetta frattura delle costole. Quando i malviventi sono andati via, ieri mattina verso le 7, la pensionata ha trovato le forze per avvisare una figlia che vive e lavora a Bologna, ma che in questi giorni si trova a Buddusò in vacanza in un’abitazione che si trova non lontano da casa della madre. L’82enne ieri mattina è stata accompagnata all’ospedale civile di Ozieri dove è stata sottoposta a tac e a radiografie che avrebbero escluso fratture, am nei prossimi giorni le sue condizioni verranno rivalutate dai medici. Nel pomeriggio la donna e il figlio invalido sono stati accompagnati in caserma a Buddusò dove si sono trattenuti per circa un’ora e mezza per sporgere denuncia.

Ai militari la donna ha riferito che uno dei tre uomini portava un passamontagna e si sarebbe qualificato come “Cacciatore di Sardegna”, mentre gli altri due indossavano delle pettorine con la scritta polizia e degli occhiali da sole scuro. «Mia madre fino a due anni fa gestiva in paese un negozio di elettrodomestici - spiega la figlia Silvana Ziccheddu - e nonostante l’età è ancora molto lucida. I malviventi sono riusciti a entrare in casa - aggiunge la donna - perché quando hanno suonato lei ha temuto che fosse successo un incidente o qualcosa di grave a un familiare. Quando ha capito che non era così si è tranquillizzata e i tre malviventi purtroppo sono riusciti a ingannarla». Dopo un primo sopralluogo eseguito ieri dai carabinieri della stazione di Buddusò, stamattina nell’abitazione di via Generale Satta torneranno gli inquirenti per cercare impronte utili per risalire ai responsabili del colpo. Non è escluso che durante la fuga i tre uomini che si sono spacciati per poliziotti siano stati ripresi da alcune telecamere di videosorveglianza presenti nel centro del paese. Il colpo messo a segno ieri ricorda una serie di colpi di alcuni anni fa, quando una banda di 18 rapinatori, quasi tutti di Buddusò, era finita in manette con l’accusa di aver rapinato anziani soli e indifesi. Gli anziani venivano convinti ad aprire la porta di casa con le scuse più strane. In qualche occasione i rapinatori si erano qualificati come il “Maresciallo Rocca”, in altre si erano presentate come amici di un parente deceduto.

Più spesso avevano bussato alle porte delle vittime prescelte con la scusa di vendere formaggi e legna, per proporre viaggi a Lourdes o solo per chiedere un bicchiere d'acqua. Ma anche come dipendenti di società di servizi delle amministrazioni pubbliche: in particolare fingevano di essere funzionari delle poste e comunicavano alle anziane vittime di essere titolari di un rimborso Irpef prima di rapinarle.

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