In auto con l’assassino: «L’ho convinto a costituirsi»

Parla l’operaio che ha incontrato Ventriglia dopo l’omicidio: «Era sotto casa mia»

SASSARI. «Mi ha aspettato sotto casa, dall’altra parte della recinzione, lungo il confine. Forse sapeva che sarei uscito alle 7.30 per andare al lavoro. Così me lo sono trovato davanti. Sono io che l’ho convinto a costituirsi. Mi sono assunto la responsabilità di farlo salire in auto per aiutarlo a fare la cosa giusta: presentarsi subito alle forze dell’ordine». Agostino Zara, 39 anni, operaio residente a Ottava, racconta così l’incontro con Daniele Ventriglia, il 25enne che domenica notte ha ucciso con una coltellata al petto Nicola “Nico” Della Morte, 23 anni di Chiavenna (in provincia di Sondrio), calciatore dell’Ottava, e poi ha fatto perdere le sue tracce per più di sette ore.

Agostino Zara è l’ultimo ad avere incontrato l’assassino prima dell’arresto da parte di una pattuglia della polizia stradale di Sassari. L’operaio conosce bene la vittima e l’omicida. Per questo quando è uscito di casa ha capito che quel giovane che si aggirava in stato confusionale era Ventriglia.

«La notte non ho saputo niente del grave fatto accaduto dopo la lite al circolo – racconta Agostino Zara – , solo con un messaggio arrivato poco prima che uscissi di casa, la mattina, mi è stata comunicata la tragedia da un collega che - tra l’altro - è cognato di Daniele Ventriglia».

Appena fuori in strada, l’operaio ha fatto cenno a Ventriglia di fare il giro dall’altra parte. E quando l’ha raggiunto ha cominciato a parlargli: «Ma cosa hai combinato? Gli ho detto così – racconta – e l’ho ripetuto un paio di volte. Lui mi ha confermato di averlo colpito con un coltello. A quel punto ho fatto la prima cosa che mi è passata per la mente, ho esclamato: io ti posso solo aiutare a costituirti. Se resti latitante la tua posizione peggiora ancora di più. Facciamo così, io ti accompagno e tu ti consegni». Ripensandoci, Agostino Zara sostiene che avrebbe anche potuto chiamare le forze dell’ordine «ma il rischio poteva essere quello di una reazione imprevedibile. Ho immaginato che la soluzione migliore fosse quella di accompagnarlo con la mia auto». Prima di recarsi al lavoro (Agostino Zara è operaio nell’azienda di Antonio Sanna, suocero della vittima), l’operaio ha fatto salire a bordo della Fiat 600 anche Daniele Ventriglia. «Ero appena sbucato dal semaforo, all’altezza del Ristorante Danilo, e ho attraversato la 131, in direzione della chiesa e della scuola. Poche decine di metri – prosegue Zara – e mi sono reso conto di avere dietro una pattuglia della polizia stradale con i lampeggianti accesi. Prima non ci avevo fatto caso, parlavo con Daniele Ventriglia, gli stavo consigliando cosa fare. Comunque ho rallentato e ho tirato fuori dal finestrino il braccio sinistro, ho fatto dei cenni per fare capire che mi stavo fermando. Ho accostato più avanti sulla destra, quindi sono sceso e ho detto di avere a bordo la persona che stavano cercando». In quel momento - secondo il racconto di Agostino Zara - anche Daniele Ventriglia si è dichiarato, ha fornito le proprie generalità agli agenti della pattuglia. Pochi attimi e nella zona sono confluite altre auto della polizia che stavano perlustrando gli obiettivi possibili nella borgata (le abitazioni dei familiari e degli amici dell’omicida).

Per Agostino Zara sono cominciati i momenti più difficili, perché in quel momento ha realizzato la complessità della scelta fatta e le variabili sempre possibili fino a quando ogni cosa non viene chiarita.

«Ho parcheggiato. Ci hanno fatto salire su due auto diverse e ci hanno accompagnato in questura. Ci sono rimasto per sette ore – racconta Zara – e ho spiegato più volte, agli investigatori e al magistrato la mia posizione. Ho detto che me lo sono trovato sotto casa, che l’ho convinto a costituirsi, che forse ho evitato che potesse scappare ancora. E ho anche detto che era a bordo della mia auto perché lo stavo accompagnando a casa - così gli avevo suggerito - dove fare arrivare il suo avvocato e poi consegnarsi alle forze dell’ordine. Non c’è altro da dire, la storia è tutta qui. Poi abbiamo incontrato la pattuglia della polizia lungo la strada e il percorso
si è abbreviato. Non c’è stato bisogno di andare a casa. Lui era già convinto a costituirsi, è sceso dall’auto e si è consegnato senza alcuna reazione. Ritengo di avere fatto la cosa giusta, non doveva fare altro che costituirsi. E io l’ho convinto».

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