l’omicidio di is mirrionis 

Ucciso dopo una lite su whatsapp: chiesta la condanna di padre e figlio

CAGLIARI. Dodici anni di carcere, tutte le attenuanti concesse tranne quella della provocazione: a chiederli al gup Lucia Perra è stato il pm Guido Pani, per il quale il venticinquenne Martin Aru è...

CAGLIARI. Dodici anni di carcere, tutte le attenuanti concesse tranne quella della provocazione: a chiederli al gup Lucia Perra è stato il pm Guido Pani, per il quale il venticinquenne Martin Aru è colpevole di omicidio volontario per aver ucciso il 9 ottobre 2016 con un colpo di pistola 7.65 Sandro Picci (46 anni) sotto casa sua, in via Pertusola, nel quartiere di Is Mirrionis, dopo un controverso scambio di insulti e di minacce via facebook e whatsapp. L’accusa ritiene colpevole di concorso nel delitto il padre del giovane che ha sparato, Massimiliano Aru (50 anni): per lui la richiesta è di dieci anni di reclusione. Le pene sollecitate dal pm sono legate al giudizio abbreviato, che prevede uno sconto di un terzo, oltre che alle attenuanti generiche. Il legale di parte civile Marco Lisu ha chiesto la condanna di entrambi gli imputati, che a suo avviso non hanno mai mostrato alcun cenno di pentimento. Mentre il difensore Francesco Marongiu ha insistito sullo stato di salute di Martin Aru, reo confesso, che appena nove giorni dopo il delitto ha cercato di uccidersi in cella e che si trova ora agli arresti domiciliari in una struttura protetta.

I fatti, secondo la ricostruzione processuale, sono questi: ad accendere la miccia della violenza poche parole rivolte ad Aru da un amico, riferite probabilmente a una vincita da centomila euro conseguita dal giovane: «Potete avere auto o soldi, ma la mia opinione rimarrà sempre la stessa. Buona giornata a tutti». La replica stizzita sembrava aver chiuso il confronto sul nascere: «Priogu sesi, priogu atturasa (pidocchio sei, pidocchio resti), l’invidia fa male». Invece si va avanti su una chat di whatsapp. Le parole salgono di tono, amici e conoscenti s’impegnano a spegnere le fiamme. Ma nella testa di Martin Aru, ragazzo senza macchie giudiziarie sulla coscienza, quella frase densa d’invidia frulla sino a produrre l’idea più sballata possibile: andare a cercarlo. Pochi minuti e da via Castelli, dove vive coi genitori, Martin punta su via Pertusola. Sa dove abita l’amico, lo incontra nel cortile del palazzo. Alla fine il giovane si becca un pugno e s’allontana. Ed è qui che la combina grossa: torna a casa e ne esce con una pistola che ha la matricola limata. Il seguito è il racconto di un delitto: il padre Massimiliano si affianca al figlio non prima di aver impugnato una zirogna. Tornano in via Pertusola, dove l’amico impertinente non c’è, ma c’è il fratello e c’è Picci. Il fatto certo è che Martin tira fuori la 7.65 e spara, il proiettile colpisce Picci alla bocca, fermandosi all’interno del cranio.

Aru ha raccontato che il bersaglio vero della rivoltellata era l’altro, il fratello dell’interlocutore su Facebook. Non l’ha preso perché vista la pistola avrebbe scartato su un fianco, così che la traiettoria della pallottola s’è spostata sull’unica persona che a detta dei testimoni aveva provato a sedare lo scontro. Dopo accade questo: Martin se la fila, il padre rimane là, impietrito. Tempo pochi attimi e s’allontana anche lui, torna a casa. Dove più tardi lo raggiunge una cricca armata di mazze, coltelli e tirapugni che gli distrugge l’automobile. Sono il padre settantenne e il fratello di Picci, accompagnati da un parente. Nel frattempo Martin Aru fa la sola cosa giusta della giornata: dopo un rapido passaggio dalla fidanzata corre dall’avvocato Marco Fausto Piras, gli racconta i fatti ignaro di essere un assassino. Il legale lo calma e chiama i carabinieri. Il resto è la confessione prima coi militari e poi con il pm Guido Pani. Col tentativo di tenere il padre fuori dai guai:
«Lui non sapeva della pistola, mi ha soltanto accompagnato, ho fatto tutto io».

Il 28 giugno parlerà il secondo difensore di Martin Aru, l’avvocato Marco Fausto Piras. A seguire l’arringa dell’avvocato Antonello Garau per Massimiliano Aru e con ogni probabilità la sentenza.

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