Bimba dilaniata dall’elica: «Sbagliò Loi»

Processo per la morte a S.Margherita di Pula, la tesi dell’esperto inguaia il comandante. La difesa: imprudenza del padre

CAGLIARI. «Il quadro delle manovre compiute dal comandante del motoscafo Thor II Maurizio Loi non è quello di chi vuole stabilizzare la barca prima di far sbarcare i passeggeri»: a sostenere questa tesi, che sembra aggravare la posizione dell’ex campione di windsurf al processo per la morte della piccola Letizia Trudu nella acque di Santa Margherita di Pula il 7 luglio 2015, è stato il capitano Roberto Cubeddu, testimone del pm Sandro Pili ed esperto di tecnica della navigazione. Rispondendo alle domande del magistrato, dell’avvocato Massimiliano Carboni, che difende il padre della vittima Andrea Trudu, e dell’avvocato Leonardo Filippi, difensore di Loi, l’ufficiale ha illustrato nei minimi dettagli le conclusioni raggiunte con l’esame di dati e testimonianze nel corso delle indagini mettendo in evidenza quelli che - per l’accusa - sarebbero gli errori commessi dal pilota del potente yacht prima che le eliche di uno dei motori ferissero a morte la bambina di undici anni, appena discesa dallo scafo insieme ad altri bimbi per raggiungere la riva. Cubeddu ha spiegato che al momento dell’incidente tirava una brezza di maestrale e le condizioni meteo non erano critiche, al contrario la superficie del mare era liscia. Ma è stato nella fase di avvicinamento al bagnasciuga che Loi avrebbe sbagliato: «In casi come questi - ha spiegato l’ufficiale - ci si avvicina alla spiaggia con la prua al vento e si da fondo all’ancora». Se Loi avesse compiuto in questo modo la manovra, i passeggeri avrebbero potuto scendere in mare in condizioni di sicurezza. Invece - così ha riferito il testimone - il comandante ha ruotato la barca e si è avvicinato con la poppa al vento e «quando i passeggeri hanno cominciato a calarsi giù dallo scafo i motori erano in movimento». Su questo punto si è accesa una discussione tra i legali, che il giudice Giuseppe Carta ha sedato immediatamente. Il capitano Cubeddu ha difatti affermato che la morte della bimba è stata certamente provocata dall’impatto delle eliche sul suo corpo: «Letizia aveva una lesione tipica, tre tagli obliqui sicuramente provocati dalle eliche». Quella, secondo il testimone, è stata la causa della morte e la circostanza confermerebbe che il comandante non aveva spento i motori prima di dare il via allo sbarco. Ma anche su questo punto la battaglia fra accusa e difesa continua a infuriare, perché restano interrogativi aperti su chi abbia dato l’autorizzazione allo sbarco: è stato il comandante Loi oppure - come è emerso nella scorsa udienza - sarebbe stato Andrea Trudu a compiere un’imprudenza letale, buttandosi in acqua insieme ai bambini al grido “all’arrembaggio”? Di quest’aspetto, centrale per attribuire la responsabilità dell’accaduto, si discuterà ancora a lungo al dibattimento e nella fase decisiva del processo. La posizione di Trudu resta in aperto contrasto con quella di Loi: la difesa del comandante sostiene infatti che l'ex campione di windsurf non aveva autorizzato nessuno a scendere dall'imbarcazione, perché la manovra di orientamento della poppa verso la spiaggia era ancora in corso e i motori accesi. L'origine del tragico incidente - stando alla difesa di Loi - sarebbe dunque l'imprudenza
di Trudu convinto che, vista la posizione del motoscafo, fosse possibile calarsi in mare.

Il dibattimento andrà avanti il prossimo 6 giugno con l’esame di altri testimoni dell’accusa. La sentenza potrebbe arrivare prima della pausa giudiziaria estiva. (m.l)



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