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Il muro sfondato dalla pala meccanica e la fuga con dieci milioni di euro

SASSARI. Il richiamo forte erano quei 10 milioni di euro “prelevati” due anni fa da un commando di dieci persone in pieno stile militare. Spirito di emulazione, quindi. E nella banda di giovedì sera...

SASSARI. Il richiamo forte erano quei 10 milioni di euro “prelevati” due anni fa da un commando di dieci persone in pieno stile militare. Spirito di emulazione, quindi. E nella banda di giovedì sera c’erano sicuramente almeno un paio di quelli che già avevano vissuto l’avventura precedente. Per gli investigatori potrebbero essere “pezzi piccoli”, gente che nella spartizione ha preso poco e ha pensato di rilanciare. Della serie: se ci sono riusciti loro prima possiamo farlo anche noi. Da apprendisti a “professori” del crimine, ma il passaggio non sempre è così automatico. I dettagli in questi casi fanno la differenza: la preparazione del piano conta parecchio e ha un peso notevole sulla riuscita del colpo. Nel senso che se il furto delle auto, dei furgoni e della pala meccanica può essere un compito facile, così pure la formazione del gruppo e l’armamento, il resto non si può improvvisare. E l’assalto dell’altra sera lo ha confermato. Le condizioni erano diverse rispetto a due anni fa, e forse non tutte erano note alla banda che pure di informazioni ha dimostrato di averne.

Resta l’interrogativo: perché puntare sullo stesso obiettivo già “ripulito” due anni fa? Il piano era una fotocopia di quello del 2016, ma c’è anche da dire che gli assalti ai caveau in tutta Italia ormai avvengono con modalità simili. C’è sempre una pala meccanica, le bande sono formate da una decine di rapinatori militarmente addestrati e armati fino ai denti, il più delle volte c’è anche il basista.

Stavolta a Sassari è andato tutto bene, tranne il finale ed era quello che più interessava al commando. Un gran lavoro di preparazione ma niente soldi. La pala meccanica è stata rubata nel fine settimana (ormai è un classico) in modo da avere tre giorni pieni a disposizione prima che l’azienda derubata presenti denuncia negli uffici delle forze dell’ordine. Così c’è tutto il tempo per metterla su un pianale e spostarla, anche in più tappe e con le staffette dal sud al nord dell’isola. Un discorso analogo
vale per le auto. L’altro problema sono le armi: la Sardegna è interessata da un traffico importante, cresciuto negli ultimi anni. Così le bande possono organizzarsi facilmente, investendo soldi di altre rapine e anche della droga. Per poi tentare il grande colpo. (g.b.)



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