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Inesperti e piano sballato: così è fallito l’assalto

Il commando ha sottovalutato le misure di sicurezza dopo il colpo del 2016

SASSARI. Hanno rischiato di “dimenticare” a terra uno di loro. Solo all’ultimo lo hanno “imbarcato” al volo. Una banda nettamente inferiore all’altra che aveva messo in mostra anche una chiara preparazione “militare”, ma con le stesse idee quella che ha tentato la rapina alla Mondialpol Sardegna. Spregiudicata sì, giovane, pronta a tutto pur di mettere le mani sui milioni di euro custoditi nel caveau alla periferia di Sassari. Però con carenze evidenti, a cominciare dalla sottovalutazione delle “misure di protezione” passive. Per questo l’assalto armato di giovedì sera - nel quale sono stati sparati una marea di colpi, molti con armi pesanti come kalashnikov (circa 200) - è fallito.

La pala meccanica portata da Santa Giusta (dove risulta rubata nel fine settimana tra il 25 e il 28 maggio) si è rivelata inadeguata per avere ragione di un muro rinforzato dopo la rapina del 2016 e trasformato in una barriera con profonde radici di cemento armato. E solo un cancello - quello attraverso il quale si accede al piazzale-parcheggio dei mezzi - ha ceduto subito, l’altro più avanti ha bloccato l’avanzata della banda. E lì si è scatenato l’inferno con centinaia di colpi sparati all’impazzata, con rabbia, per terra c’erano bossoli ovunque. I banditi hanno mirato ai lampioni, ai vetri della centrale operativa, ma diversi colpi hanno centrato i parabrezza delle auto Mondialpol in sosta.

C’erano tanti soldi dentro il caveau nel bunker di via Caniga (che come è stato rilevato in passato ha una collocazione critica), e i banditi lo sapevano. Ma il tesoro stavolta è risultato inattaccabile. E i rapinatori sono dovuti scappare subito - appena avvertiti dalla vedetta che ha visto arrivare un’auto della polizia - per evitare di finire nella trappola delle forze dell’ordine. Dalla notte di giovedì è caccia all’uomo in tutta la Sardegna, con alcune puntate specifiche in territori considerati “sensibili”.

Lente di ingrandimento anche sulla Nurra tra Sassari e Porto Torres, dove spesso i banditi hanno trovato modo di nascondersi, magari contando su appoggi importanti. E lungo il percorso di fuga i malviventi hanno dato fuoco ai mezzi utilizzati per l’assalto: dopo la Clio incendiata sulla strada davanti alla Mondialpol Sardegna (e qui è stato abbandonato anche un furgone), ieri mattina all’alba sono stati ritrovati altri tre veicoli distrutti dalle fiamme: una Bmw ancora fumante nella zona della Landrigga (nelle campagne attorno a Sassari), poi una Audi sw e un furgone a Monte d’Accoddi, in una stradina protetta dalla vegetazione. Su tutti i mezzi (alcuni rubati in provincia di Nuoro) stanno operando gli specialisti della polizia Scientifica alla ricerca di elementi utili per risalire a qualche componente della banda.

I veicoli risultano rubati, qualcuno era sparito già nel 2017 e il proprietario aveva fatto denuncia. I componenti del commando erano sicuramente più di 10, una di quelle bande modulari che si aggregano “per fare soldi”. La conferma arriva dalle immagini delle telecamere del sistema di videosorveglianza che hanno riservato informazioni preziose per gli investigatori della squadra mobile della questura di Sassari che stanno sviluppando l’attività investigativa. Si cercano anche altre indicazioni interessanti da telecamere dislocate nel territorio e che potrebbero avere ripreso la banda nelle fasi immediatamente precedenti l’assalto.

Il nuovo tentativo di rapina alla Mondialpol Sardegna sarà il tema principale della riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza convocato dal prefetto di Sassari Giuseppe Marani e che potrebbe fare scattare ulteriori misure di protezione.

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