Stefano Bisi in Sardegna: «Massoni discriminati, è una deriva pericolosa»

Dura risposta a M5s e Lega sull’esclusione dei liberi muratori dal nuovo governo. Premiati alla Casa massonica tre ragazzi di Guspini che hanno salvato un’anziana

CAGLIARI. In Sardegna sono 3500, liberi muratori che aderiscono alle logge del Grande Oriente d’Italia. Da sempre devono fare i conti col sospetto che il riserbo sui nomi degli iscritti nasconda interessi inconfessabili. Ma ora le nuove maggioranze politiche che governano il paese hanno deciso di andare oltre, bollando i massoni italiani come indesiderabili: il contratto Lega-M5s stabilisce che nessuno che abbia a che fare con grembiule e compasso possa fare il ministro. Stefano Bisi, ex giornalista e Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, era ieri a Cagliari per partecipare alla premiazione di tre ragazzi di Guspini - Renato Saba, Rodolfo Fanni e Lorenzo Fanari - che lo scorso 2 aprile hanno salvato un’anziana da morte certa: la sua casa andava a fuoco. Bisi è un uomo che rifugge dai toni alti, ma sul punto la sua posizione è categorica: «Siamo di fronte a un pregiudizio, una discriminazione, una pericolosa deriva e un’occasione persa - spiega, circondato dai simboli massonici che arredano la sede ufficiale di Cagliari, in piazza Indipendenza - perché i liberi muratori possono dare un contributo utile e i massoni sono cittadini italiani che giurano di rispettare la Costituzione. Non si può giudicare una persona perché la sera va in loggia».

Forse è la riservatezza, il clima di mistero che circonda l’attività della Massoneria a generare diffidenza.
«L’attività della Massoneria è così misteriosa che stamattina la sede cagliaritana del Grande Oriente d’Italia è aperta anche ai giornalisti. Noi siamo segreti e riservati quanto lo sono tutte le associazioni, i partiti, i movimenti e le organizzazioni umane. Se io non sono iscritto all’Arci non posso andare alle riunioni dell’Arci, quindi se non sono massone del Grande Oriente d’Italia non posso andare alle riunioni del Grande Oriente d’Italia. Ogni associazione di uomini ha un momento intimo e un momento pubblico, anche una squadra di calcio discute delle sue cose nello spogliatoio dove vanno solo i giocatori e l’allenatore. Quello che non facciamo è mettere i nostri nomi sui muri delle città, non ci è richiesto da nessuno e non dev’essere richiesto. Perché dovrebbe?».

In Sardegna è diffusa la convinzione che l’appartenenza a una loggia massonica garantisca vantaggi e potere.
«Qualche volta si entra nella Massoneria e si incontrano ostacoli. Se c’è una commissione in cui il capo è un massone e fra i concorrenti c’è un massone, la scelta dovrebbe necessariamente cadere su un non massone? Credo che i criteri debbano essere altri, i titoli e il merito. La realtà è che noi massoni dobbiamo osservare la Costituzione, il nostro giuramento è più forte, più pressante di quello fatto dai ministri della Repubblica. Noi amiamo la Costituzione e vorrei ricordare che dalla nostra Costituzione abbiamo eliminato la parola razza, perché gli uomini sotto tutti uguali. Noi speriamo che questa scelta venga fatta anche riguardo alla Costituzione italiana».

Pesa sull’immagine della Massoneria italiana la vicenda della loggia P2?
«Forse bisognerebbe tornare ancora più indietro, fino al 20 settembre 1870, quando i Massoni furono protagonisti di un evento storico, alla Chiesa fu tolto il potere temporale. Può darsi che quella ferita sia ancora aperta, soprattutto in Italia dove il Vaticano è vicino a Roma. I pregiudizi esistono peraltro anche altrove. Noi vorremmo essere considerati e rispettati per quello che siamo e che facciamo».

Ma iscriversi alla Massoneria può essere un vantaggio o uno svantaggio?
«Nessuno dei due. Può essere un vantaggio sul piano interiore, perché attraverso i lavori che facciamo si impara a conoscere meglio se stessi e

di arricchirsi, è un viaggio che offre un arricchimento interiore, per esempio la consapevolezza delle proprie potenzialità. Se invece si pensa che attraverso la Massoneria sia più facile vincere un concorso credo che non sia così, chi si avvicina a noi per questo bussa alla porta sbagliata».

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