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L’alternanza scuola-lavoro non decolla in Sardegna

Confartigianato: «Solo 9 imprese su 100 ospitano gli studenti delle superiori»

SASSARI. L’alternanza scuola-lavoro non decolla. Il progetto del ministero dell’Istruzione è nato per diventare “un’esperienza didattica innovativa” che avrebbe dovuto arricchire la formazione degli studenti proiettandoli in contesti lavorativi con cui fare i conti. Dalla teoria alla pratica, insomma. Ma il passaggio non è stato immediato e la Sardegna, a tre anni dal varo del programma ministeriale, vede le sue imprese snobbare la possibilità di formare i giovani studenti. Lo dimostrano le percentuali calcolate da Confartigianato che, nel 2017, ha rilevato come appena il 9 per cento delle imprese sarde abbiano dato la disponibilità ad ospitare studenti in alternanza scuola-lavoro. La media nazionale è superiore di quasi tre punti (11,9 per cento) mentre quella di alcune regioni del nord Italia e quasi doppia, in Veneto il 17,3 per cento delle imprese ospitano studenti.

Confartigianato. «Questi numeri non ci soddisfano perché continuano a rappresentare un sistema di istruzione e formativo non allineato con il mondo del lavoro e da riequilibrare urgentemente», commenta il segretario di Confartigianato Imprese Sardegna, Stefano Mameli. Nonostante il protocollo triennale sottoscritto proprio da Confartigianato e dell’Ufficio scolastico regionale, che metteva in relazione le 11mila imprese artigiane sarde con dipendenti e gli oltre 74mila studenti delle superiori, il fiore non è sbocciato. «Servono aggiustamenti che consentano all’iniziativa di calarsi nella nostra realtà – aggiunge Mameli –. Il tessuto imprenditoriale sardo è costituito da micro imprese con pochissimi dipendenti che, per ospitare gli studenti, devono fare uno sforzo organizzativo ed economico». Le soluzioni possibili, secondo Confartigianato, sono diverse: «Si potrebbero proporre incentivi che consentano alle imprese di ridurre i costi che derivano dal progetto didattico. Oppure, come già fanno alcune Camere di commercio – conclude il segretario – introdurre i voucher per chi ospita i ragazzi in Alternanza». Non solo, anche gli “aiuti” non possono funzionare se slegati da una prospettiva triennale di alternanza e se non distinti dai concetti di “stage” e “tirocinio”, che sono cose molto diverse.

L’isola dell’alternanza. Considerando le quattro province della Sardegna, in testa alla classifica della disponibilità delle imprese a impegnarsi nell’alternanza scuola-lavoro c’è Nuoro, dove l’adesione virtuale degli artigiani ha coperto il 14 per cento del totale delle imprese. La seconda provincia è Oristano, con un potenziale 12,5 per cento delle imprese interessate a partecipare all’iniziativa del Miur. L’indice di gradimento crolla nelle aree più popolate dell’isola, e dove la densità di imprese è maggiore. A Sassari solo il 10,6 per cento degli artigiani aprirebbe il suo laboratorio agli studenti mentre a la percentuale è addirittura inferiore a Cagliari dove solo 6,9 imprese su cento si sono dette disponibili ad approfondire l’esperienza dell’alternanza scuola–lavoro.

La reazione delle imprese. Confartigianato ha cercato altre risposte proponendo un questionario ai suoi iscritti. Negli ultimi 3 anni, “l’azienda tipo” non ha ospitato giovani impegnati nelle esperienze formative e conosce l’alternanza scuola-lavoro solo molto vagamente. La minima parte degli imprenditori che ha gestito gli studenti, però, giudica positivamente l’esperienza e sarebbe pronta a ripeterla anche subito,
ospitando fino a un massimo di 2 giovani. In evidenza, ovviamente, anche tanti difetti che sono legati soprattutto ai tempi di permanenza nelle aziende, giudicati “limitati” e non in grado di far percepite agli studenti l’opportunità di provare sulla pelle gli effetti del primo impiego.

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