Piogge record a maggio in Sardegna: una rovina per i frutteti

Annullata la Fiera della ciliegie di Bonnanaro, grossi danni anche alle fragole. Male pesche e albicocche. In ritardo di un mese il riso, distrutto il grano Cappelli 

SASSARI. L’annullamento della Fiera delle ciliegie di Bonnanaro, seppure dolorosa per l’economia sarda e il palato dei buongustai, è solo la punta dell’iceberg del disastro. Dalla siccità che ha caratterizzato la scorsa stagione (quando si lamentarono circa 300 milioni di euro di danno tra mancate produzioni e costi di gestione più alti) alla primavera 2018 caratterizzata da piogge abbondanti che, se da un lato hanno dato sollievo per le irrigazioni, dall’altro hanno provocato danni per la quantità e la modalità delle precipitazioni. La troppa acqua sta facendo marcire ed ammuffire i prodotti; l’umidità prolungata ha creato l’ambiente migliore per i parassiti, esponendo le piante alle malattie.

A essere colpita è stata soprattutto la frutta a causa delle piogge continue di maggio inusualmente intense e concentrate: le perdite peggiori, oltre alle ciliegie, le hanno fragole, albicocche e pesche. Soprattutto le precoci, con diminuzione di produzione che si aggira tra il 40 e il 70%. Nei guai anche le ortive (ritardi nella messa a dimora delle piantine e terreni allagati), i foraggi, persino le vigne («ma un quadro più preciso lo avrò fra una decina di giorni» dice Alessandro Melis di Barisardo). Le risaie dell’Oristanese sono in ritardo di un mese: «Le piogge non hanno permesso di entrare con i mezzi per preparare i campi alla presemina – dice Felice Passiu –, ora saremmo dovuti essere in fase di semina ma il clima sardo ci potrebbe consentire di recuperare, ci proviamo»

A livello regionale la fragola è forse il frutto che più di tutti ha sofferto l’acqua in tutto il territorio regionale. Le perdite si aggirano intorno al 60-70%. Alessandro Melis, presidente dell’associazione delle aziende di Campagna Amica Nuoro Ogliastra, afferma di aver perso l’80% del prodotto. Poco meglio è andata per le ciliegie precoci, le albicocche e le pesche: «Fra una decina di giorni capirò se i danni si sono allargati anche alla vigna» dice sconsolato. Così come per le pesche, la percentuale di perdite dell’albicocca in tutta l’isola è intorno al 40% , anche se il conto di Fabio Cois, presidente di Coldiretti Sarroch, è ancora più deprimente: «Ho perso circa l’80 % – dice – soprattutto a causa della pioggia di 10 giorni fa che a differenza delle altre volte non era accompagnata dal vento che scacciava l’acqua dal frutto».

Molto più alte invece le perdite delle ciliegie. Da perdite del 40-50% in linea con i dati regionali per le precoci, a Bonnanaro si è passati in poche ore alla distruzione quasi completa del raccolto, che avrebbe dovuto riscattare i dati negativi della scorsa stagione. Valerio Piras da Villacidro, altra patria della ciliegia sarda: «Le perdite cambiano in base alle varietà. Io ne ho diverse e ho limitato i danni, perché alcune resistono di più all’acqua. Colpite soprattutto quelle in fase di maturazione. L’acqua di metà maggio ha praticamente fatto marcire quasi tutto il raccolto. Inoltre – sottolinea – anche quelle che apparentemente si sono salvate vanno consumate il prima possibile perché in tre giorni non sono più buone».

Marciscono e ammuffiscono gli erbai e il grano Capelli, allettato dalla tanta acqua e lasciato a terra per giorni. «La fienagione sta scontando anche quest’anno un prezzo alto – commenta Salvatore Pau, cerealicoltore di Sanluri –. Molto fieno era tagliato ed è ammuffito a terra, altro ha subito lo stesso destino perché allettato da giorni. Inoltre una grossa perdita si è registrata per il grano Cappelli perché più alto rispetto alle altre varietà e quindi più soggetto a cadere in quanto assorbe molta più acqua».

«È davvero difficile commentare i danni dovuti alla troppa pioggia dopo un’annata di siccità – commenta il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu – Ai danni del 2017 che stiamo pagando ancora oggi se ne aggiungono di nuovi a causa delle piogge, che
pure sono state un toccasana per le fonti e gli invasi. Dobbiamo prepararci per non continuare a subire passivi le bizze del tempo, i cui danni sono legati anche agli errori umani: dobbiamo utilizzare le nuove tecnologie e il buon senso per mitigare questi estremismi climatici».



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