Case in campagna, gli agronomi: sì alle regole

Legge urbanistica, gli esperti dicono che la superficie minima dev’essere diversa per ogni coltura

CAGLIARI. Nella legge sull’urbanistica, si sa, c’è anche un articolo destinato a dettare le regole per chi vuole costruire una casa in campagna. Finora, secondo il Piano paesaggistico regionale del 2006, era necessario essere proprietari di almeno 3 ettari, tetto conosciuto come quello del «lotto minimo». Non sarà o almeno non dovrebbe essere più cosi: la bozza della nuova legge, è in discussione nell’aula della commissione urbanistica del Consiglio, prevede che per ogni coltura ci sia un’estensione differenziata. È una soluzione che va bene, oppure no agli agronomi? Nei giorni scorsi Giuseppe Pulina, coordinatore del gruppo che ha studiato il caso, s’è detto molto favorevole al cambiamento. «Finalmente – sono state le sue parole in commissione – si discute di campagna come parte del consorzio civile ed è un fatto storico». Per quanto riguarda la nuova definizione di “superficie minima” (che prenderà il posto di “lotto minimo”) Pulina ha sostenuto: «È indispensabile che qualunque tabella su quello che potrebbe essere o meno costruito sia agganciata ad alcuni parametri europei come, ad esempio, la capacità del fondo di produrre reddito, i lavoratori agricoli previsti e le colture prescelte». L’ipotesi al centro del confronto fra i commissari prevede, nel dettaglio, che sia proprio il tipo di coltura a fare la differenza. In particolare, la superficie minima dovrebbe essere di un ettaro per i vivai di fiori e gli ortaggi, comprese quelli in serra. Per poi salire a tre ettari per i vigneti, le piante aromatiche, gli agrumeti e i frutteti coltivati sempre nelle serre. La terza fascia, che prevede una superficie minima di tre ettari, comprende invece gli oliveti per olive da olio o da tavola, la coltivazione della barbabietola da zucchero e di altre piante industriale. Dovrebbe essere invece fra 15 e 30 ettari per segale, orzo, colza, soia riso, frumento, girasole e avena. La nuova legge prevede anche una tabella molto precisa per gli allevamenti ed eccola. Potranno costruire la casa gli apicoltori se saranno proprietari di almeno un ettaro, mentre dovrà essere di almeno tre per le aziende che allevano suini e conigli. Infine, la superficie minima dovrebbe salire a cinque ettari nel caso di cavalli, bovini, pecore e capre. Stando a quanto emerso finora per costruire in campagna dovranno essere rispettate
altre due regole. La prima: il proprietario dovrà essere comunque un coltivatore diretto seppure «non è l’agricoltura la sua fonte principale di reddito». La seconda: il terreno dovrà essere sempre produttivo, per evitare – com’è accaduto in passato – l’assalto dei falsi agricoltori.

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